Rudyard Kipling nel poemetto patriottico The British little Soldier, il piccolo soldato inglese, scriveva i noti versi: «Se ti trovi disperso e ferito nelle pianure dell’Afghanistan e le donne vengono con coltelli per finirti, arriva al tuo fucile, fatti saltare le cervella e vai dal tuo Dio come un soldato». L’Afghanistan allora come oggi è il terreno di molti “big games” in cui non soltanto i talebani, ma i russi, i cinesi, i pakistani e gli Stati limitrofi che hanno già alzato muri per chiudere il passaggio ai profughi. Gli americani se ne sono andati perché il big game, nel frattempo, si è spostato nel Mare del Sud della Cina dove intendono difendere con le armi la libera navigazione del traffico di beni che supera il novanta per cento di quello mondiale.

Chi segue i blog di intelligence e tutto il materiale di fonte aperta e non segreta, ma egualmente complessa come quella offerta ogni giorno da George Friedman, sa che proprio questa parola “Intelligence” ha due significati non complementari: conoscenza e azione. Intelligence viene dal latino intelligere e vuol dire solo conoscenza. In un documento riservato che mi procurò un amico americano dalla Cia usando una legge che permetteva la consultazione di carte liberate dal vincolo del segreto lessi un accuratissimo rapporto della Central Intelligence Agency sulla “Exploratio” romana ai tempi di Cesare. Tutti sappiamo che gli strumenti per questo tipo di guerra sono l’infiltrazione di agenti sotto copertura e anche di agenti provocatori e la quantità di letteratura filmica, tecnica e letteraria è gigantesca. Avendo una personale attenzione per la materia ed essendomene occupato professionalmente in una inchiesta parlamentare, mi sento in tutta modestia di dire che “attività di Intelligence” è uno dei nomi più vaghi e a basso significato che vengano spesi senza risparmio.

In sé, l’Intelligence come servizio di raccolta di informazioni non serve a niente se non è accompagnata da un secondo servizio che sia in grado di interpretare le informazioni, costruire modelli di comportamento possibili e necessariamente approssimativi e poi di un terzo braccio capace di operare sul terreno, non importa quale. In Italia, per fare l’esempio a noi più vicino, l’Intelligence dei nostri servizi non può fare altro che raccogliere dati e riferirli “a chi di dovere” che abbia la responsabilità politica, con scarsissime possibilità di passare poi a qualsiasi tentativo di azione sul terreno che non sia quella di intavolare trattative e pagare la sicurezza in denaro contante come si fa per liberare gli ostaggi, cosa peraltro onorevolissima. Quando i nostri “operativi” hanno tentato di fiancheggiare gli americani nelle loro operazioni sul nostro territorio, si sono ritrovati processati e sbattuti sui giornali perché le nostre leggi non prevedono un’area franca legalmente protetta in cui sia permesso fare ciò che fanno gli altri.

In Inghilterra c’è un modo di dire, da noi non è applicabile: “Siamo tutti contenti che esistano i servizi segreti che facciano il loro non confessabile mestiere, così come siamo contenti che esista l’intimità coniugale. E che in entrambi i casi non sia il caso di parlarne pubblicamente”. Non ho idea se queste mie opinioni basate su una certa esperienza possano permettere qualche conclusione. Ma possiamo limitarci alla più banale: sarebbe suicida intraprendere una guerra senza una buona intelligence, ma ignoriamo come si possa usare soltanto l’intelligence per evitare una guerra.
A meno che, come prova l’esperienza americana dall’inizio della guerra fredda (e che ha portato finora soltanto a sconfitte militari in Corea, Vietnam e Afghanistan) non sia l’intelligence stessa ad agire non come strumento di analisi e conoscenza, ma come braccio armato dotato di poteri militari.

Questo secondo tipo di Intelligence finora ha funzionato molto bene, sia in Israele che sui territori controllati dagli americani e spesso dai francesi ed ora persino dalla new star che è la Turchia di Erdogan sul mondo sunnita. Per ora, non si conoscono esempi di come la sola intelligence possa eliminare centrali terroristiche o altri gravi pericoli di natura strategica. Molti probabilmente non saranno d’accordo, ma onestamente, e anche visto sulla distanza del tempo e degli effetti, il mito dell’angelica intelligence che senza fare una vera guerra, egualmente combatte e vince contro il male, ha tutta l’aria di un residuo ideologico di un’altra era: quella in cui si supplicava, caso mai si facesse una guerra, di non dirlo esplicitamente. Oggi sembra semmai di vedere cenni di una sterzata in senso opposto: cresce il numero di chi in Europa vuole un vero esercito indipendente dagli americani, addirittura capace all’occorrenza di fare persino la guerra.

2/FINE
La prima puntata è stata pubblicata sul numero di sabato 28 agosto

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.