L'editoriale
La lezione istituzionale e politica di Mattarella sulla Sicurezza
Il Quirinale ha dato un segnale forte e chiaro. Ieri il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato per il consueto saluto estivo i giornalisti e scelto di mettere l’accento sul tema della sicurezza interna, sui pericoli di un’eversione sempre più organizzata e violenta. Lo ha richiamato con parole di particolare forza: «Non è accettabile – ha detto il Capo dello Stato – che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione».
Mattarella è un uomo delle istituzioni, d’ordine e di diritto – che insegnava all’Università di Palermo – forgiato negli anni più difficili della sfida di Cosa Nostra allo Stato e poi affinato dall’esperienza alla guida del Ministero della Difesa. È oggi, come indica la Carta costituzionale, Comandante supremo delle Forze Armate. Le sue parole risuonano come un richiamo alla fermezza per tutti, e forse anche come una sveglia per chi, alle ali estreme delle coalizioni, indugia e indulge un po’ troppo, davanti allo scempio incivile degli eversori, della rete dei black bloc e dei loro fiancheggiatori, hacker ed hater digitali. Tutti a pugno chiuso contro la Tav.
Ed è qui che il Presidente della Repubblica ha voluto sottolineare un passaggio: «Quanto avvenuto – da ultimo – sabato in Val di Susa è inammissibile: sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi. La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica». Eccoli serviti, i temporeggiatori in servizio permanente, i cultori del benaltrismo che predicano di guardare altrove sperando quasi, inconfessabilmente, di cavalcare la tigre della protesta per servirsene alle elezioni.
La lezione di Mattarella è istituzionale, perché non possono esserci esitazioni contro ogni minima nostalgia della lotta armata. E ieri la telefonata di sedicenti BR al ministro Carlo Nordio, seguita da quella di solidarietà del Capo dello Stato, lo ha drammaticamente confermato. Ma è anche una lezione politica. Perché un centrosinistra avveduto dovrebbe capire come sia urgente contrastare le destre anche sul terreno della sicurezza. Davanti a eventi eclatanti come l’aggressione della Val di Susa, certo. Ma anche, ogni giorno, nel malessere, nel disagio, nelle paure delle persone. Senza cedimenti né infingimenti. Recuperare il bisogno di protezione dei cittadini più deboli nelle città, nelle periferie, nelle province, sugli autobus e sui treni da Sud a Nord è la priorità di chi vuole dare un futuro libero e democratico a un’Italia incendiata da troppa violenza quotidiana. Su questi temi, contro quella della tensione, servirebbe una strategia dell’attenzione.
© Riproduzione riservata







