Mi occupo di politica da tanti anni, però non mi era mai capitato di trovarmi di fronte a una situazione come questa. Riassumo: Philip Morris, multinazionale del fumo, offre alla Casaleggio Associati vari contratti per la cifra notevolissima di circa due milioni e mezzo. Non si è capito bene, ancora, in cambio di che cosa. La Casaleggio Associati appartiene a Davide Casaleggio, Davide è uno dei maggiori leader dei 5 Stelle, i 5 Stelle votano in Parlamento un provvedimento che abbassa del 25 per cento le tasse sulle sigarette elettroniche producendo alla Philip Morris vantaggi economici calcolati tra i 250 e i 500 milioni all’anno.

Noi – cioè noi del Riformista – scopriamo questa magagna. La denunciamo, nessuno ci smentisce anzi piovono conferme e a questo punto alcuni parlamentari – soprattutto di Leu ma anche qualche 5 Stelle dissidente o forse neppure tanto dissidente ma un pochino onesto – insieme a Italia Viva e, credo, anche a FdI, propone di aumentare le tasse e di riportarle ai livelli ante-Casaleggio, e vicini agli standard europei, cioè vicini al vecchio 75 per cento. O almeno – soluzione di compromesso – al 50 per cento.

Il governo invece propone di portarle dal 25 al 30 per cento. Cioè una mollichina in più. La differenza tra la proposta di ritorno alle regole e la mollica del governo è di alcune centinaia di milioni all’anno. Nella proposta di Leu, d’Italia Viva e di alcuni 5 Stelle c’è anche l’idea di destinare i fondi così raccolti alla sanità. Voi dite: beh, colti sul fatto, di fronte all’evidenza che dare i soldi alla Philip Morris anziché alla Sanità non è una cosa bella bella, i filimmoristi cederanno. Magari anche solo per sano e inevitabile populismo. Macché! Tengono duro e non hanno vergogna di niente. In commissione bilancio insistono che contro la Philip Morris non si può andare più di tanto. E hanno la maggioranza.

Il bello è che questo scandalo di dimensioni ciclopiche nuota appena appena al pelo dell’acqua. Perché ai giornali questo scandalo non piace. E piace a pochissimi giornalisti. Perché? Certo, sarebbe carino indagare su questo, ma non è facile. E poi quando una lobby fa l’alleanza coi giornalisti, giurarci, non si va lontano. Una volta è la lobby dei magistrati, una volta è la lobby del fumo… Si blindano. Naturalmente tutta questa vicenda – che assai probabilmente finirà con la vittoria della Philip Morris e di Casaleggio – ci dice molto sui sistemi di controllo della nuova politica. Esistevano già una volta, questi sistemi. Ora però si sono fortissimamente rafforzati.

Una delle leggi che più ha inciso nella subordinazione totale della politica alle Lobby è stata quella che ha abolito il finanziamento pubblico dei partiti. Prendere per il collo la politica e spingerla alla miseria è un’ottima arma per costringerla a mettersi agli ordini delle Lobby. E così è stato.

Del resto – diciamo la verità – nella Prima Repubblica non poteva succedere che un partito, addirittura, potesse essere considerato la diretta emanazione di una società per azioni. Ora è così. E gli interessi della Casaleggio, che controlla il partito di maggioranza relativa (sia nel governo sia nel Parlamento) sono evidentemente interessi del tutto privilegiati sullo scacchiere politico. Da questo punto di vista credo che noi Italiani siamo capofila in Europa. Forse in nessun altro paese esiste una dipendenza così forte della politica dal potere economico.

 

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Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.