“Qui tutti possono sbagliare ma non siamo in Messico dove sparisci e non ti fanno trovare nemmeno le ossa. Mio marito ha 43 anni ed è bloccato da più di 10 giorni in un letto d’ospedale dopo una ischemia cerebrale“. A parlare è Carmen D’Angelo, moglie di Francesco Petrone, alias ‘o nano, ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli boss del rione Traiano, la principale piazza di spaccio a cielo aperto della città di Napoli.

Petrone è in carcere dal 31 gennaio 2017 in seguito a una operazione dei carabinieri che inflisse un duro colpo alla malavita del Rione con quasi 100 arresti. Indicato dagli investigatori e da un pentito (Emilio Quindici) capo promotore dell’organizzazione dedita principalmente allo spaccio di stupefacenti, ‘o nano (condannato nei giorni scorsi in Appello a 19 anni) è in gravi condizioni in ospedale a causa di problemi di salute che si porta dietro da anni e, nonostante le ripetute segnalazioni dei familiari, mai curati del tutto in carcere.

“Resta sempre una persona, a prescindere da quello che ha fatto, tra l’altro è stato definito boss in base ai racconti di un solo pentito” spiega la moglie al Riformista. “Così come l’hanno ridotto non può più stare in carcere” aggiunge.

IL MALORE – Tutto è iniziato la mattina del 24 aprile scorso. Petrone è in cella insieme ad altre due persone. “A un certo punto un altro detenuto sente un tonfo in bagno, apre la porta e trova mio marito disteso a terra privo di sensi. Chiama le guardie penitenziarie e poi i sanitari del carcere”. Di lì a poco verrà poi trasferito d’urgenza all’ospedale CTO. “Nessuno però ci ha fatto sapere nulla. Stavo aspettando la sua video-chiamata – spiega la moglie – che però non è arrivata. Così siamo andati fuori al carcere a chiedere informazioni alla penitenziaria e ci hanno riferito del trasferimento in ospedale”.

CONDIZIONI GRAVI – “Qui  i medici ci hanno detto che era arrivato privo di sensi  e in codice rosso a causa di una ischemia con emorragia cerebrale – spiega la donna visibilmente commossa -. Dopo avergli fatto il tampone per il covid, è stato trasferito dopo 48 ore al Cardarelli dove da dieci giorni è ricoverato in un’ala nel padiglione Palermo riservata ai detenuti. E’ in un letto e non si può muovere. La direzione sanitaria del carcere me l’ha ridotto così. Non possiamo vederlo, sentiamo solo i medici che ci aggiornano quotidianamente. La prognosi è riservata e le sue condizioni stabili nella gravità Ci vorrà tempo per riprendersi e avrà bisogno di cure specifiche”.

12 PILLOLE AL GIORNO – Carmen ripercorre il calvario del marito che prima del ricovero in ospedale prendeva 12 pillole al giorno e aveva la pressione “sballata” da tre mesi.  “In una video-chiamata dello scorso 17 aprile mi ha fatto vedere l’ovatta con pus e sangue che perdeva dall’orecchio, una situazione che va avanti da un anno e mezzo”. Ma dalla direzione sanitaria del carcere “mi hanno sempre detto che stava bene. Questo significa che posso prenderle anche io 12 pillole al giorno perché tanto non fanno niente secondo i medici di Poggioreale”.

“SPASTICO E INVALIDO, SOFFRE DI APNEA” – Nella sua abitazione in un basso del Rione Traiano, Carmen mostra le cartelle cliniche degli ultimi sei anni. “Tutto è inizio nel 2014 in seguito a un grave incidente stradale avvenuto nel mese di ottobre.  E’ stato in coma per dieci giorni, poi la lunga riabilitazione che non ha evitato gravi ripercussioni fisiche. E’ rimasto spastico, invalido al braccio destro, con una placca cranica e soffre di apnea notturna (ripetute interruzioni dell’attività respiratoria durante il sonno, ndr)”.

La famiglia di Petrone chiedeva da tempo “di trasferirlo in una struttura ospedaliera. Invece è stato per un anno nel carcere di Salerno e poi negli ultimi due anni e mezzo è stato trasferito qui, a Poggioreale, ma non nel padiglione San Paolo, riservato ai malati, ma in quello Avellino con gli altri detenuti reclusi per reati associativi. La direzione sanitaria del carcere -ribadisce Carmen – diceva sempre che stava bene nonostante le richieste di mandare medici a spese mie per farlo visitare”.