Ti piace vincere facile? Fai come i progressisti occidentali. Se infuria un conflitto, mettiti in favore di vento e aspetta. Quando si capirà chi ha la meglio, salti sul carro e racconti a tutti la verità rivelata. Funziona anche a destra, sia chiaro. I convertiti dalla annosa cotta per Viktor Orbán lo testimoniano, in attesa di un imminente trasferimento in Bulgaria. Ma dove sono i veri maestri è nella pericolante sinistra dei salotti democratici. Quelli newyorkesi, ad esempio, che con dotte analisi e affilati corsivi cercano di tener viva la stella declinante di Trump. Un pazzo oppure un genio? Vediamo. In fondo, l’uranio oggi è meno arricchito, e la popolazione potrebbe sempre ribellarsi ai Pasdaran… Seguiamo l’ideologia del non sia mai, che non ha simboli né leader ma vince sempre.

Un tempo era molto più difficile intrupparsi nel partito del giorno dopo. Durante la guerra fredda, per quanto tutto fosse tragico e spesso ipocrita, almeno si stava di qua o di là. Con tutte le ambiguità del caso, ma si stava. Oggi invece prevale la sofisticata arte del non schierarsi, che si presenta come profondità di pensiero e in realtà è puro istinto di conservazione. Perché ad essere labili e contesi non sono solo i confini delle nazioni. Sono soprattutto quelli del giusto e dell’ingiusto. Dove va la Storia? Cosa c’è dopo la Nato? L’Europa è solo una chimera? Ma che rompicapo! Meglio essere per la pace e però contro le dittature, con Bruxelles ma anche per casa mia, con l’America ma solo se Trump vince, per la democrazia ma con Mosca, con Israele ma per la sovranità di coloro che vogliono cancellarla. E diciamola tutta: con le donne e i giovani iraniani, ma solo se non ci aumenta il prezzo del gasolio. In questo caso, non siamo più neanche con Kyiv. Il gas ce lo compriamo in Russia.

A proposito di Ucraina. Nei primi giorni dell’invasione russa, pullulavano gli esperti militari iper-fatalisti: Putin vincerà in pochi giorni. Da tale profezia al realismo accomodante, il passo era breve: meglio trattare subito. Poi l’esercito ucraino sorprende, e improvvisamente tutti diventano strateghi della resistenza, sempre a patto di non finanziarla noi. Del resto, a sinistra come a destra, Putin per anni era stato l’interlocutore più solido e affidabile che si potesse sperare. E ancora, l’Afghanistan, diventato un errore solo dopo il ritiro. La Cina, da fabbrica del mondo a nemico sistemico, e ora di nuovo artefice della pace. E le Big Tech? I veri motori di un futuro inclusivo che connette l’umanità e traina le borse. Prima di diventare le orribili erinni post-democratiche al servizio del potere.

Insomma, la situazione è complessa. Meglio girarci attorno: chi non sceglie, non sbaglia. Sandro Pertini diceva che «nella vita talvolta è necessario lottare non solo senza paura, ma anche senza speranza». Che ne sapeva, lui, della democrazia disinfettata dal rischio? In fondo si è fatto solo 14 anni di carcere perché non volle fare l’inchino al fascismo. In fondo, lui aveva solo scelto.