Se tutto va bene potrebbero sbagliare sei volte su 10, nel caso peggiore nove volte su dieci. Sono i risultati sconfortati dei test effettuati sul Biocredit Covid 19 Ag, il test rapido anti-Covid di fabbricazione coreana acquistato dal commissario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri per fronteggiare l’epidemia in Italia.

I dieci milioni di pezzi acquistati dal ‘supercommissario’ con un regolare bando per 32 milioni di euro, secondo la rivista scientifica Journal of Clinical Virology non sono particolarmente affidabili. A riportare la notizia in Italia è stato SkyTg24, che ricorda come nel bando pubblicato sul sito della Presidenza del Consiglio c’era tra i requisiti l’approvazione da parte di “agenzie regolatorie nazionali o internazionali che diano sufficienti garanzie di affidabilità” oppure che sia stato “già validato da un laboratorio accreditato del nostro Paese”.

Invitalia, la società di cui Arcuri è amministratore delegato, non ha risposto però alle richieste di Sky di consultare i documenti che hanno portato all’acquisto dei lotti per 32 milioni di euro. Attualmente l’unica documentazione disponibile sull’affidabilità del test è quella della casa produttrice coreana, che parla di risultati corretti per il 90% dei casi.

Dando per corrette la ricerca del Journal of Clinical Virology, i tamponi rapidi coreani danno sei falsi negativi su dieci: ovvero ogni dieci persone certamente positive al Coronavirus, il test ne individua al massimo quattro. Il rischio è che le persone affette da virus in circolazione possano essere liberamente, non sapendo di essere in realtà positive.