Nel mondo ci sono 100 milioni di persone migranti. Ce lo dice in questi giorni l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che il 20 giugno celebra la Giornata mondiale del Rifugiato. Un numero in continua crescita negli ultimi 20 anni. Mai così alto. Sono uomini e donne che si mettono in cammino. Circa la metà ha meno di 18 anni. Ci portano il futuro, in cambio di giustizia, pace, accoglienza e protezione. In Europa, di quei 100 milioni ne arriva una piccola percentuale. Molti muoiono in viaggio. Tanti perdono la vita nel deserto, in un carcere libico, nelle isole greche, nei Balcani. L’Europa, nonostante il recente sguardo benevolo sulle persone in fuga dall’Ucraina, continua a rimanere una fortezza che sogna l’inespugnabilità. Costruisce muri, investe ingenti risorse in respingimenti e accordi di esternalizzazione con Paesi terzi non sicuri e antidemocratici. 100 milioni di rifugiati sono 100 milioni di storie uniche e irrepetibili, non si stanca di ricordarci Papa Francesco.

Lo sa bene Darya, attivista politica, rifugiata in Italia dalla Bielorussia, che per il suo impegno per la libertà e la democrazia ha dovuto scegliere tra la vita e la morte sua e di suo figlio di 8 anni. Oggi continua il suo impegno in difesa dei diritti umani da qui in Italia. L’hanno costretta a fuggire ma non l’hanno messa a tacere. Racconta, denuncia, testimonia ciò che succede nel suo Paese in un bellissimo italiano imparato a tempo di record, perché purtroppo non c’è tempo da perdere. Cedric, faceva l’attore in Congo, e quando gli fu proposto di partecipare a un lungometraggio che denunciava le violenze sulle donne da parte dei militari non ci ha pensato un momento. Era la cosa giusta da fare, si ripete ancora oggi che per quella scelta ha pagato un prezzo altissimo: il carcere, la tortura, una carriera stroncata e una vita in pericolo. Oggi vive in Italia e continua a sognare un Congo libero e democratico dove tornare ad essere quello che è: un artista.

Esmat è rifugiato in Italia dall’Afghanistan. Un uomo nato in guerra che non ha mai vissuto neanche un giorno di pace nel suo Paese. Insegnava inglese ai bambini. Un maestro attento e generoso. Aveva ricevuto minacce, intimidazioni da parte dei talebani. Gli intimavano di chiudere la sua scuola. I bambini afgani non avevano bisogno di imparare l’inglese, la lingua del nemico. Lui non ha ceduto neanche un giorno. I suoi alunni andavano a scuola a imparare e anche a consumare un pasto decente, per molti l’unico della giornata. Non avrebbe mai smesso di insegnare. Non lo avrebbe mai fatto se non gli avessero bombardato la scuola. Per fortuna di notte, quando non c’era nessuno. Ma un maestro senza scuola è un uomo morto e allora non c’era altra scelta che fuggire per evitare una condanna già scritta.

Henrica arriva dal Congo, con una forza e una tenacia che oggi sono molto più di un esempio per i suoi colleghi di Università. In Congo aveva una laurea in scienze infermieristiche. Lavorava in ospedale con passione e competenza. Per lei più che un mestiere era una ragione di vita. Poi una sera, a Kinshasa, durante una grande manifestazione di piazza, in ospedale arrivavano tanti giovani in gravi condizioni, feriti e bisognosi di cure urgenti. A un certo punto sono entrati in ospedale anche i militari per impedire al personale sanitario di curare i manifestanti. Henrica si è rifiutata, sapeva che se non fossero intervenuti subito sarebbero morti. I militari hanno minacciato, urlato, ordinato. Lei non ha ceduto. L’hanno violentata, picchiata, l’hanno ridotta in fin di vita. Si è rialzata e si è messa in cammino. Un lungo viaggio per arrivare in Italia in un posto sicuro.

Oggi sta studiando Scienze infermieristiche per ritornare a fare l’infermiera. Insegue il sogno della sua vita con una forza e una determinazione che sono esempio e spinta a essere come lei. La Giornata Mondiale del Rifugiato 2022 è l’occasione per riflettere sul contributo dei rifugiati alle nostre comunità nella costruzione di una nuova Europa solidale e pacificata, attraverso l’accoglienza di quanti oggi le chiedono protezione in fuga da guerre e persecuzioni. La pace si costruisce intorno ai valori fondamentali di giustizia, solidarietà e uguaglianza, nel progetto di promozione dei più deboli. I rifugiati ci mostrano con le loro storie l’indissolubile legame tra pace e democrazia. Si tratta di un legame che va oltre gli slanci etici e il rifiuto della barbarie: è necessario promuovere una nuova idea di cittadinanza europea che sia inclusiva, creativa e generativa di comunità aperte, plurali e partecipative. In questo senso, il richiamo alla pace da mera invocazione deve diventare una scelta politica. E questo dipende anche da ciascuno di noi, da una precisa assunzione di responsabilità personale.

La grande novità di oggi, lasciata in eredità da una pandemia sfiancante e da una guerra tanto vicina, è che la solidarietà non è più un’utopia, una questione di buoni sentimenti o di etica individuale, ma è diventata una necessità nell’interesse di tutti. In questo cammino verso una nuova idea di cittadinanza, i rifugiati, custodi di un desiderio di pace tanto profondo quanto autentico, sono instancabili guide.

(Alcune delle storie citate nell’articolo sono raccontate in prima persona dai protagonisti nel video “Con i rifugiati ai crocevia della Storia”, realizzato per la Giornata del Rifugiato 2022. Lo trovate sul canale YouTube del Centro Astalli).