La nuova stagione del Partito Democratico, l’ennesima, ripartirà da Enrico Letta. Salvo cataclismi infatti l’Assemblea nazionale del weekend incoronerà l’ex premier come successore alla guida della segretaria Dem di Nicola Zingaretti.

Letta, che attualmente dirige la scuola di Affari internazionali di Sciences Po a Parigi, è sbarcato oggi a Roma e domani scioglierà la riserva dopo aver chiesto 48 ore per riflettere sull’offerta presentata proprio da Zingaretti di guidare il partito. 

Ho il Pd nel cuore“, aveva twittato l’ex presidente del Consiglio, che però ha posto delle condizioni prima di accettare l’incarico: Letta vuole infatti che siano tutte le correnti del Pd a chiedergli formalmente di impegnarsi a guidare il partito, e vuole soprattutto la garanzia che si correrà per la nuova leadership (attraverso le primarie) solo nel 2023. Un aut-aut che arriva probabilmente per non aver ancora dimenticato il ‘tradimento’ subito da Matteo Renzi nel 2014, che lo portò di fatto ad una sorta di “autoisolamento” a Parigi.

Cosa ne sarà del congresso chiesto soprattutto dagli ex renziani di Base Riformista? Letta potrebbe aprire in tal senso, ma solo per definire la linea politica e non per eleggere un nuovo segretario. 

Letta potrà contare sul sostegno forte di Nicola Zingaretti. L’ormai ex segretario su Facebook ha lanciato un nuovo endorsement forte nei confronti dell’ex presidente del Consiglio: “Sono convinto che la soluzione più forte ed autorevole per prendere il testimone della Segreteria sia Enrico Letta. La sua forza e autorevolezza sono la migliore garanzia per un rilancio della nostra sfida di grande partito popolare, vicino alle persone e non alle polemiche. Promotore di un progetto per l’Italia e l’Europa e baricentro di qualsiasi alternativa alle destre. Tutto il sistema politico italiano sta ridefinendosi. Il Pd con Letta definirà un suo profilo adeguato e competitivo”.

Sullo sfondo resta ovviamente la questione della linea politica del partito e in particolare della sua possibile alleanza in pianta stabile col Movimento 5 Stelle, per quel ‘campo progressista’ evocato continuamente da Zingaretti, dal suo uomo ombra Goffredo Bettini e da Giuseppe Conte, l’ex premier che potrebbe porsi alla sua guida.

Ma come potrebbe porsi Enrico Letta con Beppe Grillo, tornato di fatto a guidare in prima persona i 5 Stelle? I rapporti, per usare un eufemismo, non sono idilliaci. Da premier, tra l’aprile 2013 e il febbraio 2014 alla guida di un governo di larghissime intese, Letta trovò all’opposizione proprio i grillini, che lo accusarono di “fare a pezzi la democrazia”, di “golpe” e definendolo “uno che da 20 anni fa il nipote di suo zio di professione”. 

Di fronte ad un Movimento 5 Stelle che nell’ultima legislatura è passato dal governo con la Lega a quello con Pd e renziani, fino ad uno di larghe intese, le possibilità di ricucire un dialogo ci sono. Ma se Letta punterà a conquistare ‘realmente’ la leadership politica del Pd e cestinare l’esperimento ‘progressista’ con i 5 Stelle, i giochi si faranno molto più complicati.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia