I Cinque Stelle vogliono attuare una sorta di “rifondazione” con l’aiuto di Giuseppe Conte. Si tratta di una scelta inevitabile. Per non scomparire del tutto entro breve tempo – al massimo il momento delle nuove elezioni – dallo scenario politico del nostro paese, i grillini devono decidere come collocarsi in futuro. L’attrattività dei Vaffa tradizionali è ormai esaurita, anche perché è stata superata – e platealmente negata – dall’atteggiamento “governista” della loro maggioranza interna. Occorre, come si direbbe in linguaggio manageriale, un nuovo posizionamento strategico.

Per attuarlo, sono necessarie (almeno) due componenti: un nuovo leader e dei nuovi contenuti, entrambi in grado di attirare (o mantenere) consensi. Da questo punto di vista, l’opzione per Conte costituisce un’ottima scelta. L’ex Presidente del Consiglio gode tuttora di una vasta popolarità, seconda solo a quella di Draghi, e accumulata nel periodo del suo Governo con una strategia di comunicazione molto criticata da alcuni osservatori ma molto apprezzata dagli elettori. È un consenso che, al momento attuale, può portare voti: un sondaggio Swg, diffuso lunedì, suggerisce che il M5S rifondato con la leadership di Conte, potrebbe arrivare al 22%, mettendo in serie difficoltà specialmente il Pd. Naturalmente non è detto che questi suffragi si concretizzino realmente quando si andrà a elezioni “vere”: dipende da cosa farà Conte nel frattempo, da come riorganizzerà i 5stelle e anche, naturalmente, da cosa farà Draghi. Per ora, comunque, la scesa in campo di Conte è stata utile ai grillini.

Ma anche sull’altro verso del piano di riposizionamento, quello dei contenuti, Beppe Grillo ha avuto una buona intuizione (ne ha avute molte nella sua vita, pur commettendo anche errori tragici e drammatici) nel suggerire di accentuare fortemente l’immagine (e l’imprinting) “verde” del suo movimento. Lo ha ribadito più volte in questi giorni: diventare alfieri della sostenibilità, mettendo da parte il ribellismo e la volontà di scardinare tutto con i “Vaffa”. L’idea è buona perché ciò potrebbe forse consentirgli di non disperdere totalmente il patrimonio di consensi e di militanza raccolto con il M5S e, al tempo stesso, di disporre di un ampio mercato potenziale tra l’elettorato del nostro paese.

In altri contesti, infatti (si fa di solito l’esempio della Germania, ma il fenomeno è diffuso anche altrove) il partito “Verde” è assai popolare e ha ottenuto ottimi risultati. In Italia, per vari motivi, le formazioni “Verdi” non hanno avuto grande successo: soprattutto perché non hanno resistito all’impulso di schierarsi politicamente sul modello degli altri partiti, collocandosi, nella maggior parte dei casi, come una componente della sinistra, più o meno estrema. Invece, il concetto di sostenibilità è in larga misura estraneo alla tradizionale dicotomia destra-sinistra e dovrebbe essere gestito al di là – o al di sopra – di questa. Come si è detto, il potenziale elettorale nel nostro Paese è enorme. L’attenzione alla sostenibilità è molto diffusa tra la popolazione italiana e rappresenta secondo alcuni, scomparse le ideologie tradizionali, il nuovo trend di successo nel convogliare l’interesse – e financo le passioni – della popolazione.

Eumetra svolge ogni anno, per conto di Lifegate, una ampia ricerca tra i cittadini sulla diffusione del sostegno alla sostenibilità. Nell’ultima edizione (realizzata nel 2020 intervistando un ampio campione rappresentativo di tutta la popolazione), è emerso tra l’altro come il 38% degli italiani possa essere definito addirittura “appassionato” agli obiettivi e ai valori della sostenibilità. Costoro (soprattutto giovani con alto titolo di studio), attualmente elettori di tutti i partiti dell’arco politico in modo trasversale, pongono il fine del raggiungimento della sostenibilità come prioritario, il più importante di tutti, al di sopra di ogni altro impegno e, anche nella loro vita personale, sono molto attenti ai valori e ai comportamenti sostenibili.

Accanto a costoro, poi, vanno considerati quelli che sono stati definiti più semplicemente “interessati” alla sostenibilità. Si tratta del 34% della popolazione, costituito da persone che, pur non considerando l’attenzione e l’impegno ambientale come fine prioritario, sono comunque attente a questa tematica e la considerano molto importante, pur accanto ad altre. In questo gruppo si trovano in misura più accentuata le donne e coloro che si trovano in un’età centrale, dai 35 a 55 anni. Nell’insieme, dunque, ben il 72% degli italiani – quasi tre su quattro – è in qualche misura (spesso elevata) sensibile alle tematiche della sostenibilità. Qualcuno potrebbe considerare tutto ciò solo una moda, magari sospinta dalla popolarità acquisita da Greta Thunberg. Non è così: interpellato a questo proposito, solo il 29% della popolazione ritiene che “si tratta di una moda”, mentre più del doppio, il 62%, è certo di trovarsi di fronte a “una cosa molto sentita, uno stile di vita che si sta diffondendo”.

Se ne ha prova dal fatto che molti, oltre a condividere idealmente l’impegno per la sostenibilità, lo mettono in pratica concretamente adottando varie forme di “comportamenti sostenibili”. Dall’acquisto di un’auto ibrida alla preferenza per prodotto alimentari a “Km.0”, all’adozione dei sistemi di domotica volti al risparmio energetico. E, come ha dimostrato un’altra ricerca Eumetra, l’Osservatorio Green Home/Smart Home, realizzato da Rosanna Savoldelli, una parte molto consistente degli italiani ha concretamente effettuato (o sta per farlo, anche grazie agli sgravi fiscali) interventi di efficientamento energetico nella propria casa, spinti certamente dagli sgravi fiscali, ma, come prova il sondaggio, anche, molto, da una accresciuta sensibilità green.

Tornando alla politica, appare dunque chiaro come i temi legati alla sostenibilità rappresentino un elemento di forte attrattività per una formazione che sappia farli propri in modo chiaro e deciso. C’è, per tanti motivi, da dubitare che i 5 stelle – specie nella loro base – sappiano prendere questa strada abbandonando le posizioni meramente populiste e malgrado la svolta che forse imprimerà loro Giuseppe Conte. Resta il fatto che una caratterizzazione pronunciata sull’impegno alla sostenibilità rappresenterebbe probabilmente per i grillini l’unica possibilità di salvezza.