Che l’esperienza di Luigi de Magistris alla guida del Comune di Napoli si sia rivelata un flop, è ormai sotto gli occhi di tutti. E Bernardino Tuccillo, che ha condiviso col sindaco parte del suo percorso, non ha commesso alcuna diffamazione nel descrivere le scelte politiche e amministrative che hanno decretato il fallimento della “rivoluzione arancione”. A ribadirlo è stato il Tribunale di Avellino che ha assolto con l’ex assessore comunale al Patrimonio.
Al centro della vicenda era finito Il sindaco con la bandana, il libro scritto da Tuccillo all’indomani delle dimissioni che avevano segnato la fine della sua esperienza in giunta.

Pubblicato nel 2014, quel volume è costato all’ex assessore sei anni di processi e l’addio alla carica di commissario straordinario dell’Istituto autonomo delle case popolari (Iacp). Tutto a causa di ben quattro querele presentate da esponenti politici vicini a de Magistris, cioè dagli ex assessori Franco Moxedano e Sergio D’Angelo oltre che dall’attuale presidente del Consiglio comunale Alessandro Fucito. Nel libro, infatti, Tuccillo sottolineava l’inopportunità di scelte come la promozione da funzionario a dirigente comunale di Luigi Filace, cognato di Moxedano, avvenuta proprio mentre quest’ultimo era delegato al Personale. Nel volume, inoltre, si stigmatizzava duramente la gestione delle politiche sociali da parte dell’allora assessore D’Angelo. Soprattutto, però, si analizzava l’amministrazione del patrimonio comunale.

A proposito, Tuccillo contestava l’adesione, da parte del Comune di Napoli, alla sanitoria regionale che consentiva di regolarizzare la posizione di quanti avevano illegalmente occupato alloggi pubblici assegnati ad altre persone. L’ex assessore, infine, si scagliava contro le modalità e i tempi dell’affidamento del patrimonio a Napoli Servizi perché la partecipata «non aveva le risorse umane né le competenze necessarie per completare il piano di dismissione degli immobili comunali» e perché la giunta arancione «non considerò la necessità di formare il personale e di far sì che la società fosse affiancata da altri almeno in una prima fase».

Osservazioni documentate che, tuttavia, sono costate a Tuccillo non solo un calvario giudiziario, ma anche l’addio al vertice dell’Iacp: «Fu Moxedano, nel 2015 consigliere regionale, a fare pressione sul governatore Vincenzo De Luca per farmi allontanare». Insomma, per qualcuno criticare l’amministrazione de Magistris era vietato. Non per il giudice che ha assolto Tuccillo per la terza volta (la querela presentata da D’Angelo fu presto archiviata): «Sono stato bersagliato dal punto di vista umano, politico e giudiziario – commenta ora Tuccillo – ma continuerò a raccontare questi dieci anni di finta rivoluzione».