“Stando alle indagini risulta che non fosse una reazione necessitata da una situazione di rivolta ma una violenza a freddo“. Lo ha detto chiaramente la ministra della Giustizia Marta Cartabia riferendo nella sua informativa urgente alla Camera, sui fatti avvenuti i 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

“Questa informativa offre la possibilità di condividere non solo una ricostruzione dei fatti, ma una serie di linee di intervento per agire sulla cause profonde che non hanno impedito fatti così gravi” che hanno visto “un uso smisurato e insensato della forza”. E ha rimarcato che i terribili fatti accaduti in quel carcere sono “la spia di qualcosa che non va”.

Ancora una volta la ministra cita la Costituzione definendo quegli episodi accaduti a Santa Maria Capua Vetere “una ferita gravissima alla dignità della persona, pietra angolare della nostra costituzione, nata dalla storia di un popolo che ha conosciuto il disprezzo del valore della persona e si pone a scudo e difesa di tutti, specie di chi si trova in posizione di maggiore vulnerabilità. Anche l’uso della forza, l’uso della forza da parte di chi legittimamente lo detiene, sia sempre strumento di difesa, di difesa dei più deboli. Mai aggressione, mai violenza, mai sopruso. E mai sproporzionato”, spiega Cartabia. “Quanto siamo arrivati a Santa Maria Capua Vetere, il presidente Draghi ha detto ‘questa è una sconfitta per tutti’: è così, al di là delle singole responsabilità penali, è qualcosa che ci interessa tutti”.

Cartabia ha voluto visitare personalmente il Carcere di Santa Maria Capua Vetere insieme a Draghi lo scorso 14 luglio. In quella occasione hanno potuto parlare con i detenuti che hanno applaudito alla loro presenza nel carcere come segno di vera speranza per il cambiamento si una situazione che peggiora sempre più. Ed è proprio da lì che Cartabia ha lanciato la sua iniziativa di riforma che partirà da un’indagine molto ampia. “Occorre un’indagine ampia perchè si conosca quello che è successo in tutte le carceri nell’ultimo anno dove la pandemia ha esaperato tutti”. Una Commissione ispettiva del Dap visiterà tutti gli istituti pentienziari dove si sono verificati “i gravi eventi del marzo 2020”, per valutare la correttezza degli interventi legati alle rivolte nelle carceri.

“I mali del carcere, perchè non si ripetano episodi di violenza, richiedono strutture materiali, personale e formazione. Dobbiamo rimediare al fatto che le condizioni sono così peggiorate che il lavoro e le condizione di vita dei detenuti diventano insopportabili”, continua Cartabia ricordando quella sua visita con Draghi a santa Maria: “Nel carcere campano –  osserva – quel giorno la temperatura era insopportabile e non c’è acqua corrente: ci sono pozzi e l’acqua viene distribuita con le taniche”.

“Il carcere è specchio della nostra società ed è un pezzo di Repubblica che non possiamo rimuovere dal nostro sguardo e dalle nostre coscienze”. “La pandemia ha esasperato tutti” e “le carceri italiane già vivono in condizioni difficili, occorre guardare in faccia ai problemi cronici dei nostri istituti penitenziari”, aggiunge.

Il dramma del sovraffollamento nelle carceri

Ha parlato anche del dramma del sovraffollamento che “sta peggiorando”. È prevista la costruzione di 8 nuovi padiglioni, uno proprio a Capua Vetere. Il ministro ha spiegato che si tratta di realizzare “non solo nuovi posti letto. Nuovi carceri servono, nuovi spazi servono e ci saranno – ha spiegato -. Non solo posti letto ma anche nuovi spazi per il trattamento dei detenuti”. “Nel solo carcere di Santa Maria Capua Vetere, con una capienza regolamentare di 800 persone, vede ospiti 900 detenuti”.

Le indagini a Santa Maria Capua Vetere

Intanto procedono le indagini su quanto accaduto in quelle ore di mattanza in carcere a Santa Maria Capua Vetere. Il totale complessivo delle unità di personale dell’amministrazione sospesa a vario titolo è di 75. “Rimangono altri indagati, per i quali il Gip non ha specificato che ci fosse certezza della loro presenza, e per questo ha respinto la richiesta di misura cautelare Si attendono gli sviluppi dell’indagine, che è ancora in corso. Per questo è prematuro trarre le conclusioni sui singoli coinvolti”.

“Secondo quanto emerge dagli atti giudiziari, la perquisizione straordinaria del 6 aprile sarebbe stata disposta al di fuori dei casi consentiti dalla legge, eseguita senza alcun provvedimento del Direttore del Carcere di Santa Maria Capua Vetere – unico titolare del relativo potere – e senza rispettare le forme e la motivazione imposte dalla legge”, ha spiegato la guardasigilli. “Secondo il giudice, dunque, alla base della perquisizione straordinaria vi sarebbe stato un provvedimento dispositivo orale – cito dall’ordinanza – emanato a scopo dimostrativo, preventivo e satisfattivo, finalizzato a recuperare il controllo del carcere e appagare presunte aspettative del personale di Polizia Penitenziaria”, ha aggiunto. “Il giorno prima c’era stata una rivolta in carcere. Nella sua ordinanza, il gip riporta alcune intercettazioni (“Era il minimo segnale per riprendersi l’istituto”) e ritiene che di fatto quella perquisizione non avesse “alcuna intenzione di ricercare strumenti atti all’offesa ovvero altri oggetti non detenibili, ma, per la quasi totalità dei casi – leggo testualmente dal provvedimento – mera copertura fittizia per la consumazione di condotte violente, contrarie alla dignità ed al pudore delle persone recluse”. Contestazioni di una gravità inaudita, a cui si sommano ipotesi di falso.

S ora indagati a vario titolo dalla procura di Santa Maria Capua Vetere appartenenti al corpo di polizia penitenziaria e all’amministrazione penitenziaria. Le accuse sono delitti di concorso in torture pluriaggravate, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico aggravato, calunnia, favoreggiamento, frode processuale e depistaggio. “Tutti i delitti – ha spiegato Cartabia – risultavano aggravati dalla minorata difesa, dall’aver agito per motivi abietti o futili, con crudeltà, con abuso di poteri e violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica, con l’uso di armi, e dall’aver concorso nei delitti un numero di persone superiore alle cinque unità. Notizie di stampa già dall’autunno dell’anno scorso riferivano di violenze e di indagini in atto all’interno di quell’istituto”.

E su questa vicenda, “c’era già stata all’epoca un’interrogazione parlamentare. Su mia domanda, dall’amministrazione penitenziaria mi hanno spiegato che più volte era stata chiesto all’autorità giudiziaria un riscontro a queste notizie, per poter effettuare anche proprie valutazioni, anche a fini disciplinari. Ma come ha spiegato nelle ultime settimane la stessa autorità giudiziaria procedente, le sollecitazioni del Dap non hanno mai ricevuto risposta per motivi di segreto investigativo”. “È per questo che – come spiegherò più avanti – tutte le iniziative prese dal ministero sono successive al momento in cui l’autorità giudiziaria ha ritenuto di trasmetterci tutti gli atti ostensibili”.

“Un riferimento particolare merita il caso di Lamine Hakimi, affetto da schizofrenia, morto il 4 maggio nella sezione Danubio del carcere. Il gip scrive che ‘le consulenze mediche non consentono di affermare che il decesso sia da ascrivere alle ferite riportate il 6 aprile, ma siano da ricondurre all’assunzione di medicinali che, combinandosi con i farmaci assunti dal detenuto in ragione della terapia a lui prescritta ha comportato un arresto cardiaco'”.

È nostro dovere riflettere sulla contingenza – e sulle cause profonde – che hanno portato un anno fa ad un uso così smisurato e insensato della forza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.Fatti di questa portata richiedono una risposta immediata da parte dell’autorità giudiziaria” e “sono spie di qualcosa che non va: dobbiamo indagare e intervenire con azioni di lungo periodo, perchè non accada mai più”. E annuncia una strategia “su più livelli” e che in particolare agisca sulle strutture materiali, sul personale e sulla sua formazione.

E conclude con un invito a tutti i parlamentari: “Voi onorevoli potete entrare in carcere, fatelo, perché un conto è vedere un reparto di alta sicurezza, un conto è vedere un’articolazione di salute mentale, un conto è vedere il reparto delle donne spesso operose, un conto è vedere le situazioni di marginalità che portano tante persone in carcere pur avendo commesso delitti e reati di portata molto diversi. È un mondo vario che non può essere affrontato allo stesso modo. È una galassia, non solo un ‘pianeta-carcere’, quindi non bastano l’improvvisazione e le doti personali”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.