Il viaggio nel mondo della giustizia napoletana è un percorso a ostacoli fra vuoti di organico tra il personale amministrativo e di magistratura, montagne di procedimenti che pendono da anni, strutture inadeguate, aule insufficienti e sistemi informatici non sempre aggiornati. Un viaggio che, attraverso interviste e approfondimenti, il Riformista ha compiuto in questi ultimi mesi raccontando nel dettaglio tutti gli aspetti della complessa realtà giudiziaria nel distretto di Napoli.

A giorni la guardasigilli Marta Cartabia arriverà nella Cittadella giudiziaria del Centro direzionale e potrà osservare in prima persona la situazione dell’ufficio giudiziario più grande d’Italia. Magistrati, avvocati, funzionari e cancellieri sperano che ciò serva a rendere finalmente possibili una riforma e nuovi investimenti con l’obiettivo di superare criticità che si trascinano da troppo tempo e che mettono la giustizia sempre più in affanno. Nel distretto di Napoli i problemi più annosi riguardano le carenze di personale (mancano giudici e cancellieri e non si può pensare di assumere gli uni senza gli altri), riguardano l’edilizia giudiziaria (aule spesso troppo piccole o insufficienti) e i sistemi di informatizzazione (siti ancora poco aggiornati). Le condizioni peggiori si verificano in alcuni Tribunali di provincia, come quello di Napoli Nord dove ci sono aule senza camera di consiglio e dove ancora non si è realizzata un’aula bunker nonostante vi si trattino processi di criminalità organizzata con decine di imputati.

Non va meglio al Tribunale di Sorveglianza di Napoli dove le carenze di organico e la gran mole di istanze e procedimenti producono molti cortocircuiti, per cui accade che decisioni sulla libertà anticipata arrivino quando il detenuto ha già finito di scontare la pena o che ci siano tempi particolarmente lunghi, anche fino a un anno, per la sola fissazione dell’udienza finalizzata a discutere la concessione di una misura alternativa.

Tra Covid e inefficienze, l’arretrato è in aumento
I procedimenti penali pendenti a inizio 2021 erano più di 56mila e circa uno su tre è a rischio prescrizione perché relativo a reati risalenti a prima del 31 dicembre 2009. In particolare, dinanzi al giudice monocratico gli arretrati arrivano a 36mila procedimenti, all’ufficio del giudice di pace si è raggiunta quota 40mila. Con questi numeri, il fardello che la giustizia accumula a Napoli si fa di mese in mese più pesante. Come se non bastassero le farraginosità del sistema e la sproporzione tra risorse disponibili e procedimenti da definire, ci si è messo anche il Covid a rallentare i ritmi dell’attività giudiziaria. Senza interventi mirati si rischia il collasso, perché la Procura produce più procedimenti di quelli che il Tribunale riesce a definire, il Tribunale più sentenze di quelle che in Corte d’Appello si riescono a smaltire e la Corte d’Appello più verdetti di quelli che può eseguire. Risultato: una giustizia intempestiva, inefficace e spesso pure ingiusta.

Pochi investimenti su strutture e informatizzazione
L’episodio più recente in ordine di tempo è quello accaduto ieri al Tribunale di Nocera Inferiore dove si è verificato un problema tecnico per cui sono saltati i collegamenti di acqua ed energia elettrica. Per tre ore il settore civile è stato il tilt. «Tutto fermo», racconta Luigi Bobbio, ex pm di punta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ex senatore e ora giudice presso il Tribunale nocerino. «È assurdo che si verifichi un fatto del genere – dice Bobbio – Ormai, con la digitalizzazione, tutti i fascicoli sono sul pc e senza energia elettrica diventa impossibile lavorare». L’episodio riporta all’attenzione il tema delle criticità delle strutture e degli uffici giudiziari, un tema che viaggia in parallelo con il problema degli scarsi investimenti nel settore giustizia, e che fa il paio con le criticità emerse nel percorso di informatizzazione: un percorso non semplice se si considera che molti Tribunali a Napoli e in Campania ancora non riescono ad aggiornare i siti in tempo utile.
Niente giudici e cancellieri: gli uffici vanno in tilt
Su 18 collegi di Corte d’appello ne sono operativi 15, i posti scoperti nella pianta organica dei magistrati del settore penale, sempre in appello, sono 16 e a questi vanno aggiunti i circa 30 giudici che mancano in Tribunale tra i settori penale e civile. E non è tutto, perché le carenze più massicce si riscontrano tra il personale amministrativo: nel Tribunale di Napoli mancano circa 200 cancellieri, infatti su una pianta organica di 888 unità risultano in servizio circa 600 cancellieri ai quali, nei prossimi mesi, se ne aggiungeranno altri 50 che sono qualcosa ma non ancora abbastanza. Resta, poi, il problema dell’allocazione delle risorse per bilanciare bene le forze a disposizione in base alla mole di processi di ciascuna sezione. E restano gli ingolfamenti in Corte d’appello che sono maggiori che altrove, perché è lì che confluiscono i processi definiti in primo grado dinanzi ai sette Tribunali del distretto, tra cui uffici grandi come quelli di Napoli, Napoli Nord e Santa Maria Capua Vetere.
Il caso del “tribunale fantasma” ad Aversa
È il quinto Tribunale d’Italia per numero di processi, ha competenze su 38 Comuni dell’hinterland di Napoli e Caserta, in un territorio che fa registrare il più alto tasso di criminalità e degrado ambientale. Eppure quello di Tribunale di Napoli Nord, realizzato ad Aversa nel 2013 per decongestionare i flussi di processi nel Tribunale di Napoli, è uno dei casi più critici della giustizia napoletana. I magistrati e il personale amministrativo fanno sforzi enormi ma le carenze e le criticità sono evidenti. Non solo mancano undici magistrati, oltre 30 cancellieri, 15 funzionari, ma ci sono anche problemi logistici irrisolti: le aule sono troppo piccole, l’aula bunker c’è solo sulla segnaletica ma di fatto non è stata ancora costruita e, nonostante la tipologia e il numero di procedimenti che affronta, il Tribunale appare come una sede monca, senza una propria Corte d’assise, senza un proprio Ufficio di sorveglianza, senza una propria sezione di Riesame. 

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).