Garantire un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorire lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottare norme procedurali più semplici, coprire posti vacanti del personale amministrativo, ridurre le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale: lo ha detto il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo discorso di ieri al Senato per la fiducia. Del resto, mai come in questo momento, si avverte quanto forte sia il legame che tiene unita la giustizia ad altri aspetti strategici del Paese, dall’economia al lavoro, dallo sviluppo agli obiettivi futuri.

Quante volte abbiamo sentito dire che in un Paese dove la giustizia è lenta si tende a non investire! E in Italia la giustizia è lentissima. Il problema attraversa trasversalmente sia il settore della giustizia penale sia quello della giustizia civile. E proprio quest’ultima, quella civile, è il settore che viaggia in parallelo con economia, lavoro, sviluppo. In una parola: crescita. Crescita di un Paese, di un territorio, di una città. E allora guardiamo alla nostra città, a Napoli. Da dove partire per far ripartire al meglio la giustizia in questa città sempre in affanno per colpa della criminalità e della inefficienza della politica? Su quali aspetti bisognerebbe intervenire con priorità per trasformare in fatti le parole pronunciate ieri dal presidente Draghi? A sentire gli addetti ai lavori il primo nodo da sciogliere è quello del personale, perché senza uomini e mezzi è difficile smaltire l’arretrato e affrontare le sopravvenienze con il tempismo che la legge e il rispetto dei diritti impongono. La situazione attuale è questa.

Tra il personale di magistratura, mancano 8 presidenti di sezione del tribunale (su 29 in pianta organica, si contano 21 posti coperti), 26 giudici (si contano 210 posti coperti su 236 in organico) e 4 giudici della sezione Lavoro (38 coperti su 42) e sono vacanti 30 posti di giudice onorario del tribunale (126 coperti su 156). Quanto al personale amministrativo, l’attuale dotazione organica prevede 888 posizioni ma nella realtà risultano coperti solo 611 (il 31,20% in meno). Inoltre, di queste 611 unità di personale, 67 (di cui 36 da oltre un anno) sono distaccate o applicate presso altre amministrazioni o altri uffici giudiziari a fronte di 35 unità temporaneamente assegnate (14 delle quali da oltre un anno) al Tribunale di Napoli. Una mobilità in uscita, questa, che ha reso ancor più evidenti i vuoti negli organici per ruoli chiave come quelli di direttori (scopertura del 43%), funzionari giudiziari (-60%) e cancellieri esperti (-37%).

A ciò si aggiunga che manca anche il 60% degli ausiliari e che quelli attualmente in servizio sono in maggioranza (25 su 34) anziani o comunque costretti a limitazioni lavorative per cui diventa difficile persino garantire ogni giorno il trasporto e il ritiro dei fascicoli processuali nel tribunale di Napoli. Inserendo nel calcolo, infine, i pensionamenti già maturati nell’ultimo periodo e previsti per il 2021, il personale attualmente in servizio presso il Tribunale di Napoli si è ridotto a 574 unità e si ridurrà di ulteriori 13 dipendenti nei prossimi mesi. Quindi, come si può garantire una giustizia in tempi rapidi e ragionevoli secondo quanto prevede la legge se in tribunale non si riesce nemmeno ad avere, ogni giorno, personale sufficiente per portare i fascicoli dagli uffici dei magistrati alle aule e viceversa? Come si può pensare di gestire in maniera fluida e senza biblici ritardi una mole di processi che a Napoli ha numeri da record da qualunque prospettiva li si analizzi?

La Corte di Appello nel settore civile e lavoro ha definito nell’ultimo anno 14.453 procedimenti (più di Roma che si è fermata a 14.175) mentre nel penale è riuscita a definire 8.959 processi a fronte di una sopravvenienza di 12.604 e di una pendenza di ben 55.409 processi. Il Tribunale, invece, nel settore civile ha 206.092 procedimenti pendenti e in quello penale ne ha 109.603. Bisogna dunque cambiare questi numeri se davvero si vogliono rispettare le indicazioni delle Country Specific Recommendations che l’Europa ha rivolto al nostro Paese nel campo della giustizia e di cui ha parlato Draghi. Ora tocca alla politica

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).