Ci vorrebbe una campagna elettorale al mese per far tornare Napoli al centro della politica. L’hanno pensato un po’ tutti, ieri, mentre le strade della città si trasformavano in passerelle per i vari Giancarlo Giorgetti, Roberto Fico, Enrico Letta, Pierluigi Bersani e Giorgia Meloni. La presidente di Fratelli d’Italia ha stretto tantissime mani nel corso della sua passeggiata da piazza dei Martiri a piazza del Plebiscito. Tantissime tranne una e cioè quella di Catello Maresca, candidato sindaco della coalizione di centrodestra di cui la stessa Meloni fa parte. Paradossale? Incredibile? Certo che sì, come sono paradossali e incredibili le ragioni con cui lo staff del magistrato ha tentato di giustificare il mancato incontro: «Le agende non si sono incastrate» oppure «Maresca era impegnato in una sessione di esami all’università». La stessa Meloni ha precisato: «Siamo tutti in campagna elettorale, per cui capita spesso che poi non ci si incroci per problemi di agenda. Oggi sono stata io a non chiederlo a Maresca, che ci tiene al valore aggiunto rappresentato dal suo civismo, per non metterlo in difficoltà».

La realtà, invece, è un’altra. L’esclusione di quattro liste del centrodestra dalle prossime elezioni, sancita dal Consiglio di Stato tra venerdì e sabato, ha aperto la resa dei conti all’interno di una coalizione già ampiamente spaccata. Prima il «me ne fotto dei simboli dei partiti» pronunciato da Maresca in uno dei comizi di apertura della campagna elettorale, poi la guerra tra liste civiche e formazioni politiche sulle candidature alla presidenza delle dieci Municipalità, infine il papocchio che ha determinato l’esclusione di ambientalisti, Prima Napoli, Maresca Sindaco e Catello Maresca dalla prossima tornata elettorale: ecco le ragioni che hanno spinto i vertici di Fratelli d’Italia a prendere le distanze dal pm. Senza dimenticare che il Consiglio di Stato non ha bocciato soltanto le quattro liste del pm per il Comune, ma anche otto presentate dal partito della Meloni nelle dieci Municipalità. Insomma, un flop su tutta la linea che ha suggerito alla presidente di Fratelli d’Italia, una volta raggiunta piazza del Plebiscito, di non stringere la mano a quello che, almeno sulla carta, è anche il suo candidato sindaco.

Il segnale di rottura è ancora più forte se si pensa che, poco prima di raggiungere Napoli, Meloni è stata impegnata in un’iniziativa elettorale a Caserta a sostegno dell’aspirante sindaco Gianluca Zinzi. Come se non bastasse, a Roma la presidente di Fratelli d’Italia ha portato 10mila persone in piazza del Popolo per sostenere Enrico Michetti e, a Milano, ha difeso Luca Bernardo dalle accuse di chi – non ultimo Vittorio Feltri – lo ritiene un candidato sindaco non all’altezza del compito. La scollatura all’interno del centrodestra partenopeo, dunque, è evidente. E a sottolinearla contribuisce il segretario del Partito democratico Enrico Letta che ieri, a Napoli per supportare il candidato sindaco di centrosinistra Gaetano Manfredi, si è presentato addirittura come garante di quel “patto per Napoli” che dovrebbe aiutare Palazzo San Giacomo a risanare le proprie finanze e a mettersi alle spalle lo spettro del dissesto.

Le solite promesse elettorali? Probabilmente sì, anche perché resta da vedere se un accordo a sostegno dei Comuni sull’orlo del crac – al momento “siglato” soltanto da Pd, Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali – troverà le necessarie, ampie convergenze in Parlamento. Resta il fatto, però, che Letta ha pronunciato quelle parole mentre aveva al suo fianco Manfredi, a differenza della Meloni che ha scelto di non farsi nemmeno fotografare con Maresca. Segno che, dalle parti di Fratelli d’Italia e dintorni, molti si sono già pentiti di aver lanciato nella competizione elettorale un candidato civico come Maresca, privo di quel minimo di esperienza politica e competenze tecniche indispensabili per evitare figuracce come l’esclusione di quattro liste.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.