“Mamma, ho paura. È difficile…” Parole cariche di emozione. Di angoscia e terrore. Le ultime in un soldato russo, rivolte a sua madre, poco prima di morire. L’ambasciatore ucraino alle Nazioni unite Sergiy Kyslytsya ha letto la loro ultima conversazione davanti all’Assemblea Generale dell’Onu ieri 28 febbraio.

Ha mostrato lo screenshot della chat racchiusa nello smartphone del soldato ucciso, triste prova di una guerra che sta mietendo vittime innocenti nonostante le dichiarazioni di Mosca.

“Ci avevano detto che ci avrebbero accolto a braccia aperte”

“Ciao, come stai? Perché è passato tanto tempo dalla tua ultima risposta? Stai facendo le esercitazioni?” La madre sembra tranquilla, chiede al figlio dove può mandargli un pacco. Ma la risposta non è di certo quella che si aspettava. 

Mamma, non sono più in Crimea. Sono in Ucraina, c’è una guerra vera qui. Ho paura. Bombardiamo tutte le città e attacchiamo anche i civili” spiega il figlio. “Ci avevano detto che ci avrebbero accolto a braccia aperte. E invece stanno cadendo sotto i nostri mezzi blindati. Si lanciano sotto le ruote per non farci passare e ci chiamano fascisti. È molto dura.”

Il soldato sarebbe morto poco dopo. Dopo queste struggenti parole, solo un doloroso silenzio.

Le fake news di Mosca

Solo alcuni giorni fa erano più di 200 i soldati russi catturati dall’esercito ucraino. ‘Prigionieri di guerra’ che il Ministero della Difesa vuole utilizzare per sensibilizzare l’opinione pubblica russa. Come dimostra anche la chat resa pubblica da Sergiy Kyslytsya, i militari vengono arruolati senza che ricevano un addestramento adeguato, con pochi mezzi e senza chiarimenti sugli obiettivi della missione. Una situazione denunciata anche da alcune Ong russe.

Nei giorni scorsi sono stati pubblicati alcuni video sui social di prigionieri spogliati della propria uniforme, spesso ragazzi molto giovani che rispondono alle domande degli ucraini mostrando un evidente smarrimento. Alcuni dicono di essere partiti per raccogliere ‘informazioni’, non per combattere. In uno di questi filmati un giovane militare russo catturato telefona alla sua famiglia e spiega loro il suo destino, scatenando la disperazione dei parenti.

Lo scorso 26 febbraio il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha pubblicato su Twitter una foto che ritrae quattro militari, lanciando un appello: “Madri, mogli e figlie di soldati russi, riportate a casa i vostri uomini. Sono venuti in una terra straniera per uccidere persone innocenti, per distruggere le nostre case. I vostri potenti stanno mentendo. Il popolo ucraino va incontro a loro con le armi, non con i fiori. Chiedete alle autorità di fermare la guerra di conquista, salvate i vostri cari!”.

Il Comitato delle madri dei soldati della Russia ha denunciato – attraverso il vicepresidente Andrey Kurochkin – come i militari di leva siano stati spediti al fronte con l’inganno oppure con la forza. A molti di loro è stato chiesto di firmare un documento che modificava il loro status da ‘coscritto’ a ‘militare professionista’: chi si rifiutava veniva picchiato oppure messo in isolamento. Altri sono stati mandati in guerra senza saperlo. “Mio figlio è partito per il servizio militare nel dicembre del 2021 e ora sta combattendo in Ucraina” ha raccontato una di queste madri sul canale Telegram del Comitato.

Abbiamo ricevuto una quantità di chiamate da madri spaventate in tutta la Russia. Piangono, perché non sanno se i loro figli sono vivi o sani”, ha sottolineato Kurochkin al giornale online ‘Takie Dela’. Le famiglie sono ovviamente preoccupate e angosciate per la sorte dei loro figli.

Molti soldati, avanzando sul territorio ucraino, finiscono per trovarsi senza cibo oppure senza soldi. Le somme a loro disposizione, una volta esaurite, li trasformano da invasori a mendicanti.

 

Mariangela Celiberti