A Napoli tira una brutta aria. Nessuna metafora questa volta. Napoli è la città d’Italia con più veicoli inquinanti, il che significa: un’aria irrespirabile. Secondo l’ultimo rapporto di Openpolis, infatti, Catania e Napoli, con un indice pari a oltre 188, sono le città italiane con la maggiore prevalenza di veicoli inquinanti rispetto al totale dei veicoli circolanti. Tra i comuni delle città metropolitane l’ultima è invece Bologna, l’unico comune della penisola che registra un valore inferiore a 100. I dati sono riferiti all’indice del potenziale inquinante dei comuni delle città metropolitane.

Per calcolarlo, l’Istat considera come ad alto potenziale inquinante tutte le autovetture da Euro 0 a Euro 3, a medio potenziale inquinante le autovetture alimentate a benzina o gasolio da Euro 4 a Euro 6, a basso potenziale inquinante le autovetture elettriche e tutte le altre a basse emissioni da Euro 4 a Euro 6. L’indicatore è pari a 100 se il numero delle autovetture ad alto potenziale è pari a quello delle autovetture a basso potenziale. Valori superiori a 100 indicano una prevalenza di autovetture ad alto potenziale inquinante, valori inferiori a 100 una prevalenza di autovetture a basso potenziale inquinante. «Forse è il momento di rivedere radicalmente i sistemi di comunicazione e l’utilizzo delle sedi stradali – commenta l’architetto Bernardo Stangherlin – Occorre fare una revisione in base ad alcuni parametri: la rete metropolitana su ferro è in gran parte ultimata, ma non basterà a eliminare la mobilità individuale basata su auto e scooter nei prossimi decenni».

A questo si aggiunge che la città ha gallerie vetuste, tunnel vecchissimi e un piano traffico che non risponde alle esigenze della città. «Le comunicazioni da est a ovest sono affidate a un’asse stradale inadeguato e che passa per una galleria poco ventilata – spiega Stangherlin – la Galleria Vittoria ha impianti di areazione che buttano fuori l’aria inquinata che proviene dalle auto che stazionano all’interno del tunnel ma non fa altro. Non so se ci sono studi su quanta aria entra ed esce dalla Galleria Vittoria, ma sicuramente è un impianto insufficiente che getta all’esterno, dove per altro ci sono palazzi abitati, aria inquinata». Il tunnel che collega via Acton a Piazza Vittoria è un vero e proprio forno, specialmente adesso che le temperature sfiorano i 40 gradi e probabilmente uno dei ventilatori non funziona in modo adeguato nonostante la recente riapertura. «Il governo dovrebbe assolutamente incentivare con aiuti economici più che le auto elettriche che non hanno un sufficiente sistema di rifornimento, le auto ibride di ultima generazione – suggerisce Stangherlin – e in prospettiva le auto a idrogeno. Se non si potenzia il sistema di parcheggi di interscambio ai margini della cinta urbana e si riduce l’afflusso nella città non c’è possibilità di ridurre inquinamento e traffico – aggiunge – bisogna uscire dalla logica del “pedonalizzazione è sempre meglio” e analizzare i flussi generati dalle Ztl».

E anche verso il mare, la situazione non cambia. «Gran parte, anzi, la quasi totalità del traffico navale nel porto di Napoli non è elettrificato e produce 24 ore su 24 un notevole inquinamento» afferma Stangherlin. Inquinamento dovuto ai mancati interventi, promessi da molti anni da parte dell’Autorità Portuale di Napoli e mai messi in atto, inquinamento che mette a rischio la salute di quanti vivono o lavorano in prossimità del porto. In assenza di un impianto elettrico a cui potersi agganciare, le navi non spengono i motori per poter continuare a mantenere attivi i servizi a bordo. Ci sono denunce su denunce per questa situazione. Un inquinamento e un mancato rispetto delle norme a salvaguardia della salute certificato anche dall’Arpac. Non solo, anche da uno studio universitario che accertava, nel tratto di strada antistante il porto, una produzione dello smog superiore a quello prodotto dalle auto. “Tanto l’aria s’addà cagnà” cantava il maestro Pino, ci auguriamo tutti noi…

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.