Napoli, gli eventi di piazza, il traffico che diventa caotico più del normale e diventa l’ennesimo schiaffo ai diritti dei cittadini, alimentando la sensazione, che i napoletani hanno da tempo, che manchi una programmazione di più ampio respiro e si proceda invece a compartimenti stagni (per cui c’è l’evento e si chiude la strada). L’assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità Edoardo Cosenza, in occasione della messa in sicurezza d’urgenza della galleria Quattro Giornate, aveva promesso un cambio di passo rispetto all’amministrazione precedente, e il generale Ciro Esposito, capo dei vigili urbani, non può non conoscere le varie criticità della città: e allora cosa si aspetta a dare un segnale forte, deciso, finalmente di efficace governo della metropoli?

Il nodo della questione è come si prepara la città ad accogliere un evento, ma soprattutto a gestire, nell’ordinario, i servizi che garantiscono la mobilità dei cittadini, intendendo per mobilità qualcosa di molto più ampio della sola viabilità, quindi del solo traffico stradale, e parliamo della possibilità delle persone di compiere attività in spazi e tempi diversi, cioè un bisogno collettivo di servizi. Cosa manca a Napoli per raggiungere un migliore livello di mobilità cittadina? Il professor Cino Bifulco, ingegnere dei trasporti, docente all’università di Napoli Federico II e presidente della società italiana docenti di trasporti, spiega: «Esiste la possibilità per molte città di avere dei sistemi, dei modelli di simulazione che permettono una visione multimodale e tengono insieme tutto, consentendo di prevedere gli effetti e gli scenari di un evento episodico ma anche di migliorare il funzionamento della mobilità anche in condizioni ordinarie, quando l’evento episodico non c’è. Ed esistono discipline e campi di attività professionali che studiano queste cose».

Di cosa parliamo? «Di agenzie della mobilità. Alcune città in Italia e nel mondo le hanno. In Italia ce ne sono a Roma e a Milano, per esempio». Che tipo di agenzie sono e quale apporto possono portare? «Sono agenzie comunali o metropolitane e sono i luoghi in cui i problemi della mobilità vengono affrontati, messi in modelli di scenario per cercare le soluzioni migliori». «Se Napoli si dotasse di un’agenzia della mobilità – aggiunge Bifulco – avrebbe qualcuno che al mattino si sveglia e il suo pensiero è come far funzionare al meglio, in termini di pianificazione, il sistema dei trasporti. Un lavoro del genere non è detto che debba essere affidato alle aziende di trasporto pubblico dove c’è invece chi si alza al mattino e ha un altro lavoro da svolgere, che consiste nel far circolare i mezzi». «Quello che occorre – precisa il professor Bifulco – è un livello non giorno per giorno, ma di pianificazione del funzionamento che metta insieme schemi di circolazione». Quindi un’agenzia con un giusto mix di competenze, risorse umane e materiali, software. «Non ci sono tante competenze in giro – sottolinea -, nel senso che ce ne sono meno di quante ne servirebbero, perché il settore non ha avuto la giusta attenzione, non dappertutto, negli anni scorsi».

Chi si occupa di trasporti sa bene che vanno considerate tre componenti: le infrastrutture (strade, ferrovie); i veicoli (treni, auto, autobus); i servizi. «Non basta avere strade e i veicoli – spiega Bifulco – c’è bisogno di qualcuno che organizzi il servizio, a meno che il servizio non sia autoorganizzato da noi stessi, nel senso che, usando le strade con le nostre auto, diventiamo noi gli organizzatori del nostro servizio. Ed è quest’ultimo lo schema prevalente, quello che si è scelto finora e in qualche modo è più comodo perché solleva dalla responsabilità dell’organizzazione della mobilità. C’erano altri modelli ma si è preferito questo, ma ora non è più sostenibile, perché c’è traffico, c’è inquinamento». C’è dunque bisogno di una svolta culturale a livello politico e collettivo per guadare anche a forme di mobilità intermodali, multiple, purché siano pianificate e gestite bene, con competenza, con la giusta pianificazione. «Come la sanità, anche la mobilità è pubblica, è un servizio che va organizzato e gestito con un’agenzia, con una più efficace sinergia tra il trasporto individuale e quello collettivo che devono alimentarsi l’uno con l’altro».

In inglese si parla di Mobility as a service per indicare un nuovo modo di spostarsi in un’ottica di mobilità condivisa. C’è un progetto nazionale finanziato con i fondi del Pnrr e Napoli è fra le tre metropoli ammesse a questo finanziamento. È il momento di utilizzare bene questi fondi, di mettere bene in atto i progetti e saperli poi far funzionare. Non possiamo rimanere ancorati alla Napoli raccontata con deliziosa ironia di Luciano De Crescenzo in “Così parlò Bellavista”. La scena del manager milanese bloccato in taxi nel traffico è storia non solo del cinema italiano («Dotto’ questo è un tipico ingorgo a croce uncinata. Si dice ingorgo a croce uncinata quando una macchina sopravanza un’altra di mezzo metro», spiega il tassista al manager Cazzaniga. «E i vigili dove sono?», chiede lui. «Dotto’ la città è grande, i vigili sono pochi e fanno quello che possono»). Crediamo che sia il momento per la città di affrancarsi da questa oleografia che rischia di diventare per molti, politici e non, un alibi ormai non più credibile.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).