Nella coalizione di Catello Maresca volano gli stracci. Ieri il pm con ambizioni da sindaco di Napoli ha dovuto registrare lo strappo di Essere Napoli. Giuliano Annigliato, imprenditore nonché parente di Maresca, ha infatti annunciato che la sua lista civica sosterrà il magistrato nella corsa per Palazzo San Giacomo, ma che sulle Municipalità ha «mani libere». La rottura è giunta al termine di giorni di tensione tra i partiti di centrodestra, pronti a spartirsi le candidature alla presidenza delle Municipalità lasciando così a bocca asciutta le liste civiche della coalizione di Maresca. Nel mezzo, due eventi significativi: prima l’avvicinamento (non smentito) tra Annigliato e l’entourage di Vincenzo De Luca, poi l’intervista a Repubblica con cui il consigliere regionale leghista Severino Nappi ha duramente criticato la trattativa tra il leader di Essere Napoli e il presidente della Campania. Insomma, nella coalizione di Maresca c’è maretta e questa maretta suggerisce almeno due ordini di considerazioni. La prima riguarda la Regione.

Secondo Repubblica, infatti, Annigliato avrebbe incontrato Nello Mastursi, capo della segreteria di De Luca, in un ufficio di Palazzo Santa Lucia per discutere di un eventuale passaggio di Essere Napoli sotto le insegne di Gaetano Manfredi, candidato sindaco di Napoli per il centrosinistra. Proprio così: l’incontro sarebbe avvenuto nella sede della Regione, dunque in una sede istituzionale che, come tale, dovrebbe essere tenuta fuori dalla contesa elettorale. E lo staff di De Luca non si è premurato di smentire, come se le continue ingerenze nella campagna elettorale napoletana non rischiassero di alterare gli equilibri tra i vari livelli di governo e di compromettere il rispetto di ruoli e democrazia. Non parliamo di decoro istituzionale: sarebbe ridicolo nella Campania dove il presidente non assegna le deleghe a Sanità e Cultura, in modo tale da gestire in prima persona questi due settori-chiave, e si dice pronto a varare una nuova legge elettorale per assicurarsi la possibilità di un terzo mandato. Senza dimenticare la costante presenza del suo numero due, Fulvio Bonavitacola, agli incontri del tavolo di coalizione dal quale è emersa la candidatura di Manfredi. Tutto ciò spoglia la Regione del suo carattere super partes, trasformandola in un bazar della politica dove anche le operazioni politicamente più spregiudicate diventano lecite.

Il caso Annigliato smaschera non solo il delirio di onnipotenza di De Luca & co., ma anche l’inconsistenza e l’ambiguità del civismo napoletano. Nel messaggio con cui ha rotto (sebbene solo in parte) con Maresca, il leader di Essere Napoli se la prende con «alcuni politicanti» e «professionisti del gioco delle tre carte». Il riferimento a Nappi è chiaro. Ciò che non è chiaro ad Annigliato è che la logica delle «geometrie variabili» o delle «mani libere», cioè quella che dovrebbe indurre la sua lista a sostenere Maresca al Comune e magari Manfredi nelle Municipalità, coincide con quella strategia dei due forni che da sempre rappresenta il peggio della politica italiana. In questo modo Essere Napoli diventa ciò che avrebbe voluto combattere e il civismo si rivela per quello che è, cioè sinonimo di trasformismo, opportunismo e cinismo: tutte “doti” delle quali Napoli può fare tranquillamente a meno.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.