La franchezza non gli è mai mancata. E così, davanti al Consiglio campano riunito per discutere del suo programma di governo, Vincenzo De Luca ha messo le cose in chiaro: «Per come è ridotta, senza la Regione Napoli cola a picco». Parole tanto forti quanto nette, quelle del governatore, che hanno almeno due significati sui quali vale la pena di riflettere.  L’inciso utilizzato da De Luca, cioè quel «per come è ridotta», è la fotografia delle condizioni in cui Napoli versa attualmente: devastata da quasi dieci anni di ribellismo cialtrone, populismo inconcludente e mancanza di una visione strategica di sviluppo che non fosse basata solo ed esclusivamente sulla proliferazione di baretti e bed and breakfast.

Le parole del governatore fanno il paio con l’indagine, condotta dall’università la Sapienza in collaborazione con Italia Oggi, che colloca il capoluogo campano al 103esimo posto nella graduatoria delle città italiane più vivibili e della quale il Riformista si è occupato e continuerà a occuparsi nei prossimi giorni. Insomma, il fallimento del progetto politico-amministrativo del sindaco Luigi de Magistris non è una suggestione di De Luca, ma un fatto conclamato non solo nell’esperienza quotidiana di chi a Napoli vive o lavora, ma in tutte le indagini scientifiche condotte sulla città.

Le parole di De Luca, tuttavia, suonano anche come una sorta di definitiva “offerta pubblica di acquisto” su Napoli. Sottolineando come, senza l’aiuto della Regione, la città sia destinata al definitivo tracollo, il governatore lancia un messaggio forte e chiaro non solo e non tanto agli avversari di centrodestra e del Movimento 5 Stelle, ma soprattutto ai vertici nazionali e locali del Partito democratico (il suo stesso partito). Di che messaggio si tratta? Semplice: De Luca ha precisato che, in ogni caso, sarà lui il prossimo sindaco di Napoli, nel senso che la scelta del futuro inquilino di Palazzo San Giacomo è e resta una prerogativa sua e solo sua.

È lui, infatti, a godere di un ampio consenso che, alle ultime regionali, gli ha consentito di essere confermato governatore con il 70% dei voti. È sempre lui a suggerire i progetti per il rilancio della città. Ed è ancora lui a disporre dei fondi necessari per realizzarli. In questo senso, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio regionale, De Luca ha lanciato un monito al governo Conte: almeno la metà delle risorse destinate dall’Europa all’Italia dev’essere riservata al Sud, Campania inclusa; altrimenti la questione meridionale «è morta». Come a dire: nessuno pensi di sottrarmi un solo centesimo perché quei miliardi mi servono per controllare Napoli.

La sensazione, dunque. è che le forze politiche si affannino nella ricerca di possibili convergenze e nell’individuazione dei candidati alla carica di sindaco. Ma mentre de Magistris lancia Alessandra Clemente e lascia una porta aperta a sinistra e grillini, il centrodestra prova a ricompattarsi intorno a Catello Maresca o a Sergio Rastrelli, il Movimento Cinque Stelle ragiona sul presidente della Camera Roberto Fico, De Luca fa capire a tutti che a condurre il gioco è pur sempre chi dispone di idee strategiche e di risorse per realizzarli, oltre che del potere di far eventualmente naufragare quelli messi in campo dagli avversari. In altre parole, dunque, a comandare è lui.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.