La macchina dell’accoglienza e del recupero dei minori a rischio è un fallimento. La notizia che da otto mesi il Centro di giustizia minorile non paga le 41 comunità campane che ospitano i ragazzi dell’area penale, quelli cosiddetti a rischio, quelli che hanno commesso reati, quelli tolti ai genitori per motivi familiari, è la cronaca di un vero e proprio fallimento. Lo dice a muso duro il garante regionale dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. «Siamo di fronte alla certificazione di un fallimento di una istituzione che si occupa di carcere. Possibile che non vengano pagate 41 comunità che si occupano di centoventicinque ragazzi? Abbiamo diciassette carceri, quanto costano?».

I motivi del ritardo nei pagamenti sono vari. «In due parole – sintetizza Ciambriello – precarietà e sfruttamento». Sono questi i termini che si abbinano alla realtà che si pone come alternativa al carcere. E pensare che si spendono duecento euro e più per ogni detenuto in cella. I soldi per i ragazzi a rischio messi in comunità con l’obiettivo di far vivere loro affettività e modelli di rieducazione, formazione e studio, quelli invece non vengono erogati con il giusto tempismo e con l’attenzione e la stabilità che simili progetti dovrebbero avere. E poi, unicum della Campania, c’è il tetto di tre ragazzi dell’area penale in ogni comunità, il che comporta promiscuità con ragazzi che provengono da altri contesti e avrebbero bisogno di percorsi formativi diversi.

«Il problema è che si fanno battaglie ideologiche a tavolino fra chi non ha mai visto un carcere, non ha mai avuto contatti con questi ragazzi – racconta Ciambriello – . Sono ragazzi a metà, con la morte nel cuore, alcuni hanno dipendenza da psicofarmaci o cocaina, bisogna che le comunità siano messe in condizione di offrire percorsi differenziati, una doppia diagnosi. Il dipartimento e la Regione dovrebbero organizzare meglio il sistema, fare in modo che la convivenza tra ragazzi con esigenze e storie diverse segua percorsi diversi».

Torniamo allo scandalo dei fondi. Ciambriello spiega che solo il Comune di Salerno paga per i suoi ragazzi amministrativi in tempo utile, gli altri Comuni della Campania non pagano. Tra questi c’è il Comune di Napoli. pagare una comunità dopo tre o quattro anni significa mandarla in affanno, spingerla alla chiusura. Come la sorte annunciata dalle 41 comunità che nei giorni scorsi hanno scritto alla ministra Marta Cartabia per accendere un faro sulla loro difficile situazione. E poi si parla di patti educativi, di misure alternative. Ancora troppe parole e pochi fatti.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).