Il Coronavirus e le sue conseguenze hanno dimostrato quanto la democrazia occidentale sia fragile. Siamo entrati nella crisi già divisi e litigiosi; ne stiamo uscendo ancor più egoisti e impauriti. Le autocrazie hanno saputo gestire meglio tale fase acuta: sia con chiusure assolute che con dinieghi della realtà. E le popolazioni da loro controllate non hanno reagito. Anzi in alcuni casi si è approfittato della crisi da virus per risolvere con l’imposizione della forza altri problemi, come ad Hong Kong. In Occidente invece si è vista un’opinione pubblica divisa con tanto di assurde manifestazioni contro il lockdown (negli Usa, in Israele e altrove), poca disciplina (e paradossalmente in questo l’Italia si è trovata tra i migliori), paesi rimasti assurdamente aperti al virus, polemiche politiche nelle leadership, divisioni sulle strategie, addirittura questioni scientifiche trattate come opinioni da talk show. Ne emerge una volta di più il dato fondamentale di questo tempo: l’Occidente non c’è più, è in crisi, diviso in se stesso, non da più la linea al mondo, non rappresenta più un esempio… insomma non conta quasi niente. Per i commentatori italici sempre provinciali: non è l’Italia a non contare più, ma tutto l’Occidente. Ormai i modelli politici più copiati sono quelli autoritari; i modelli economici più in voga quelli statalisti-sovranisti delle grandi autocrazie; il libero mercato è una finzione; il multilateralismo ostaggio di chi non vuole cambiare nulla.

Per far rinascere l’Occidente occorre un nuovo accordo tra Usa-Europa che si è spezzato da tempo. Qui non c’entra Trump: il problema è precedente e coinvolge i liberal di Obama così come i suprematisti della Alt-Right. Allo stesso modo gli europei devono farsi un esame di coscienza: si sono fatti troppo la guerra economica, commerciale e sociale fra di loro per poter ora dare lezioni. Le liti dentro la Ue sono una vergogna. Andrà fatto rivivere il G7 ma non per risolvere le crisi finanziarie ma per dare nuova linfa politica alle liberal-democrazie ora declinanti. In attesa che gli Usa escano dalla gabbia ideologico-suprematista in cui si sono racchiusi, l’Europa deve fare il primo passo. Se l’Occidente è in crisi ci vuole una “forza” europea che inizi un nuovo percorso. Vista la deresponsabilizzazione britannica verso gli altri (un classico per Londra), gli Stati europei che possono iniziare tale cammino sono Germania e Francia assieme a Italia e Spagna. Ma ci vuole un’idea, un pensiero su cui basare tale ripresa. Non può trattarsi del recupero di mera “potenza” in senso militare o economico, come si sarebbe detto a cavallo della Prima Guerra mondiale. Oggi ci vuole un software ideale diverso, più sofisticato.

Innanzi tutto va recuperato un valore primario della democrazia e dei diritti: l’intangibile libertà individuale di ciascuno. Si tratta di un valore molto superiore a ogni “sovranismo-statalismo-ideologia” perché intuibile da ogni uomo a qualunque latitudine e proveniente da qualunque cultura. Anzi si tratta di un valore intuibile anche dall’analfabeta, dal povero, dall’ultimo: è l’antica battaglia dell’uomo contro il potere. Ma per fare questo va fatta una revisione a casa nostra: se vogliamo che quel valore conti per tutti, cioè torni a essere un faro per tutti, dobbiamo avere una politica conseguente e non usare due pesi e due misure. Trattare con regimi autoritari e non democratici è e sarà sempre difficile e ambiguo: loro non devono mai giustificarsi, non hanno un’opinione pubblica democratica a cui rispondere. Cosa dire sulla museruola ai media e alle opposizioni in Russia e Turchia? Alle continue incarcerazioni? Cosa dire su Hong Kong ad esempio? Cosa fare con l’Ucraina? E così via. Notate come reagiscono i sovranisti a ogni nostra critica: raramente smentiscono la malefatta ma ci ritorcono contro le nostre. Per questo dobbiamo prima cambiare noi e poi sarà più facile.

Un metodo esiste: tornare a scommettere su un multilateralismo non aggressivo. I sovranismi sono per loro stessa natura aggressivi: possono mascherarlo ma alla fine cedono sempre a tale loro demone che fa anche perdere loro il controllo di se stessi. Davanti a loro la nostra reazione spontanea è sempre quella di diventare aggressivi a nostra volta, pena il farsi criticare come prede dello “spirito di Monaco”. Ma è proprio ciò che vogliono i sovranismi: portarci allo scontro, alla guerra. Senza essere imbelli (lo spirito di Monaco appunto), occorre dare un volto non aggressivo alla “forza”. Politicamente ciò avviene quando si oppone all’aggressività del sovranismo una “forza tranquilla”, un “contenimento attivo” che non sia ipocrita e che non ceda mai a pressioni. Che sappia dire la verità senza utilizzarla come arma.

Questo l’Europa può farlo perché conosce meglio di chiunque altro tutti i difetti dell’utilizzo aggressivo della forza (sia verbale, che economica o politico-militare), quello solitario, unilaterale, pieno di disprezzo per gli altri, razzista, colonialista, imperialista ecc. Sono i nostri errori del passato che abbiamo imparato a conoscere, svelare, cambiare, di cui ci siamo pentiti. Anche se tribunalizzare la storia non serve a nulla, l’abbattimento di statue (assieme al “black lives matter” degli Stati Uniti) è segnale di qualcosa che ancora esiste nell’animo occidentale: una ricerca di purificazione della memoria e di fine dell’ipocrisia. Solo che andrebbe fatto in un altro modo: la storia non si cambia ma la memoria di essa può essere purificata.