Giorni fa il procuratore di Napoli Giovanni Melillo aveva parlato, in un convegno, delle capacità che un magistrato deve avere per ricostruire un rapporto fiduciario con la collettività e persino con l’imputato. Adesso, a Napoli, si pone anche il problema di avere un magistrato garantista e coraggioso alla guida del Tribunale di Sorveglianza di Napoli. A breve il Consiglio Superiore della Magistratura dovrà decidere a chi affidare il delicato e difficile incarico. Perché, si sa, quello della Sorveglianza è storicamente l’ufficio giudiziario più in difficoltà di tutto il distretto. La situazione in cui versa è da anni catastrofica.

Non è servita l’infuocata conferenza stampa indetta nel 2019 dall’allora presidente Adriana Pangia per attivare l’interesse del Ministero né sono bastate le numerose proteste dei penalisti per fermare i ritardi con cui spesso si decide della vita e delle sorti giudiziarie di tanti detenuti. «Da tempo, del resto, il peso dato dalle istituzioni e dalla politica all’esecuzione penale è insignificante, inversamente proporzionale alla sua importanza, e nemmeno il nuovo Governo, allo stato, sembra impegnato ad invertire questa tendenza» ha osservato l’avvocato Sergio Schlitzer, past presidente del Carcere Possibile, la onlus della Camera penale di Napoli impegnata nella tutela dei diritti dei detenuti. «Ciò – aggiunge Schlitzer – evidentemente tende a generare un senso di impotenza e rassegnazione nella magistratura di Sorveglianza, e noi avvocati avvertiamo nel nostro quotidiano professionale, che alcuni dei suoi componenti sembrano oramai considerare fisiologico ciò che viceversa è gravemente patologico». Come dar torto ai penalisti. Come accettare una simile rassegnazione dei magistrati o alcuni alibi. La nomina del prossimo presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli ha un’importanza strategica, fondamentale, cruciale. Tanto più in vista delle risorse che arriveranno con il Pnrr.

Gli avvocati del Carcere Possibile hanno scritto al Csm per dirlo a chiare lettere, e per chiedere che la nomina non segua soltanto il solito criterio dell’anzianità di servizio presso il Tribunale di Sorveglianza di Napoli ma si tenga conto anche delle qualità e delle capacità del magistrato. La richiesta, quindi, è che il futuro presidente venga scelto tra chi si sia «contraddistinto per non aver ceduto, come i più, alla rassegnazione per l’ineluttabilità di una situazione, alla impotenza dei mezzi a disposizione». La scelta, come sottolineato dai penalisti, dovrà ricadere su chi è stato in grado di continuare a credere pervicacemente nella funzione rieducativa della pena, su chi ha saputo salvaguardare con assoluta priorità la salute delle persone detenute, su chi ha dimostrato di saper attingere alla “volontà di risoluzione” quale antidoto agli ostacoli e alle carenze della burocrazia. «Qualità ontologiche per un magistrato di Sorveglianza che, tuttavia, il contesto di generale rassegnazione ad uno status quo divenuto oramai alibi per qualsiasi inefficienza, ha reso viceversa tutt’altro che diffuse».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).