Un detenuto del carcere di Poggioreale è ricoverato all’ospedale Cotugno, un altro di Secondigliano al Cardarelli e un altro ancora all’Ospedale del Mare. Il numero dei positivi nelle carceri di Napoli, e più in generale in Campania, aumenta e crescono le preoccupazioni e le precauzioni. Cinque agenti della polizia penitenziaria sono risultati positivi al Covid nelle strutture penitenziarie minorili di Airola (tre) e Nisida (due) e salgono ormai a oltre cento, fra detenuti e dipendenti, i positivi accertati. Una squadra dell’unità speciale Usca sta lavorando in questi giorni tra il carcere di Poggioreale e quello di Secondigliano per eseguire i tamponi all’interno dei padiglioni (ieri al padiglione Firenze di Poggioreale), mentre nel parcheggio della sede del Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria di Napoli è stato allestito un drive-in per lo screening anti-Covid del personale della polizia penitenziaria.

L’attenzione è altissima. Ma non basta. Servono spazi, quelli che all’interno delle carceri napoletane sono carenti da tempo per via del sovraffollamento e di criticità strutturali (si pensi i lavori per la ristrutturazione di alcuni padiglioni di Poggioreale che non sono ancora partiti benché finanziati da tempo). Servono interventi normativi (penalisti e garanti chiedono modifiche alle misure contenuto nel decreto Ristori affinché sia ampliata la platea dei possibili beneficiari di misure alterative). «Serve pensare ai detenuti anziani, a quelli malati. Le carceri non possono diventare tombe», sottolinea il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello. «L’emergenza sanitaria è evidente anche all’interno delle carceri e la politica non dice nulla, nemmeno balbetta, non sembra interessarsi al problema, mentre appare pronta a commentare e a indignarsi quando un detenuto malato ottiene una misura alternativa al carcere. La certezza della pena – aggiunge il garante regionale – deve coincidere anche con la qualità della pena, non possiamo metterci la Costituzione sotto i piedi».

Ciambriello si dice preoccupato per la deriva giustizialista: «Non si può pensare di risolvere l’emergenza nelle carceri creando un isolamento nell’isolamento», dice rispondendo a chi propone di chiudere ancora di più il mondo delle carceri per ridurre tutti i contatti con l’esterno.  «Bisogna svuotare le celle. Non si può pensare di garantire il distanziamento sociale nei corridoi e tenere anche dieci o tredici persone in una cella. Così come – aggiunge provocatoriamente Ciambriello – non si può mica pensare di non dare più da mangiare ai detenuti solo perché un contagio è partito dal portavitto». Ciambriello esorta quindi a non dimenticare la tutela dei diritti, quello della salute innanzitutto. E ricorda che nelle carceri campane quasi la metà dei 6.475 detenuti che compongono la popolazione penitenziaria attende ancora di essere processata, sono innocenti fino a prova contraria.