Viviamo in un’epoca estremamente particolare, una di quelle fasi storiche che ex post si è soliti definire di passaggio, “età di mezzo“, o anche “età di crisi”, in quanto le grandi trasformazioni generano rotture e sconvolgimenti che producono nuovi assetti, i quali contribuiscono a ridisegnare gli equilibri nell’orbe terraqueo. Potremmo procedere a zig zag nel nostro passato individuando tante fasi simili o comparabili con quella che viviamo (con tutte le differenze che rendono ogni epoca unica), e finiremmo per scoprire che non stiamo sperimentando nulla di nuovo.

Questa consapevolezza dovrebbe indurci a frenare gli entusiasmi, mostrare cautela, non cedere agli istinti e valutare bene rischi e storture di scelte affrettate e dagli incerti epiloghi. Ad esempio, il tema della “pace” sta mettendo in luce le debolezze di carattere del nostro tempo e, peggio ancora, le fragilità della società occidentale ed europea. Abbiamo pensato per più di mezzo secolo che la guerra, almeno per noi, fosse materia quasi preistorica, retaggio di un passato lontano, e che quanto accadeva fuori dalla nostra bolla fosse l’anomalia, una sorta di anacronismo. Forse solo oggi ci rendiamo conto – e solo parzialmente – di come la nostra percezione fosse completamente falsata. Noi eravamo l’anomalia, l’eccezione. Godevamo di una particolare congiuntura storica, e su di essa ci siamo adagiati fin troppo.

Per questo, al primo palesarsi di un conflitto si invoca la pace, e tanti, troppi, per puro cinismo alimentano queste illusioni e negano l’evidenza. Abbiamo persino ascoltato leader politici che negano la minaccia russa, e che poi negheranno quella cinese e qualsiasi altra influenza esterna ostile, al solo scopo di apparire come dei pacificatori. Winston Churchill, che di “pacificatori” ne aveva visti tanti all’opera tra la caduta della Francia e la Battaglia d’Inghilterra, sosteneva che “un pacificatore è colui che nutre un coccodrillo, sperando che mangi lui per ultimo”.

Perché, in fondo, qual è l’idea dei pacifisti nostrani che si reputano “anime belle“? Non mostrarsi bellicosi per non attirare l’attenzione: una sorta di ignavia mascherata. Così è avvenuto e avviene per l’Ucraina, e così per l’Iran. Poco importa che il regime di Teheran abbia il jihad nella sua essenza politico-religiosa e l’odio persino nella sua costituzione; poco importa che un giorno possa disporre della bomba atomica. L’importante è avere la pace. Sì, ma fino a quando? Quando impareremo la lezione della Storia?

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.