Il suo destino sembrava scritto, invece Luigi de Magistris è riuscito ancora una volta a salvarsi dal voto sfavorevole sul bilancio che avrebbe potuto determinare lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale di Napoli. Da tempo il sindaco non ha più una maggioranza. Anzi, è stato lui stesso ad ammetterlo a chiusura della seduta dell’assemblea svoltasi ieri mattina. Il paradosso, però, vuole che nemmeno l’opposizione abbia i numeri (dove per numeri s’intende la volontà politica) di sfiduciare Dema una volta per tutte così da archiviare una delle pagine più buie della storia di Napoli. Tra un sindaco al capolinea e un’opposizione senza coraggio c’è la capitale del Mezzogiorno, destinata a pagare caro la palude politica e amministrativa in cui è precipitata.

Ieri, dunque, il Consiglio che avrebbe dovuto discutere il bilancio di previsione 2020-2022 ha parlato di tutto tranne che del documento contabile. In quasi quattro ore è stata analizzata soltanto la pregiudiziale presentata da Forza Italia per la sostituzione della dimissionaria Mara Carfagna con Armando Coppola. Proprio così: quattro ore di chiacchiere su cavilli e pareri hanno di fatto paralizzato l’assemblea fino a quando la pregiudiziale non è stata ritirata. A quel punto de Magistris, dopo aver ricordato che lo scioglimento del Consiglio comunale «provocherebbe caos ed effetti devastanti per la città» e ammesso di guidare «una maggioranza politica forte e coesa, ma non una maggioranza numerica», ha chiesto e ottenuto il rinvio della seduta. Risultato? Niente voto contrario sul bilancio, niente scioglimento del Consiglio comunale e niente commissario, almeno per il momento. I consiglieri che sembravano pronti a decretare la fine dell’esperienza di de Magistris alla guida del Comune di Napoli hanno abbandonato l’aula.

Al netto di qualsiasi altra valutazione, l’aspetto più assurdo di questa vicenda è il fatto che nessuno abbia una maggioranza. Non ce l’ha il sindaco che da tempo deve pescare nei ranghi dell’opposizione per far sì che al Consiglio comunale non manchi il numero legale e cioè che l’assemblea si riunisca validamente e discuta i vari punti all’ordine del giorno. La responsabilità di questa situazione è senz’altro del primo cittadino che, in quasi dieci anni, non ha saputo costruire una maggioranza compatta intorno a un progetto politico e amministrativo credibile e sostenibile per Napoli. Non dispone di una maggioranza nemmeno l’opposizione dopo che, ormai da mesi, i rapporti di forza all’interno del Consiglio comunale sono cambiati.

Infatti Dema ha perso pezzi e molti membri dell’assemblea ne hanno preso le distanze. Eppure la nuova maggioranza così venutasi a creare non è mai riuscita a disarcionare il sindaco. O, meglio, non ha mai voluto farlo, sfoderando un atteggiamento puntualmente ambiguo per questioni di mero calcolo politico: ufficialmente per evitare a Napoli l’onta del commissariamento, in realtà per mascherare la mancanza di una proposta politico-amministrativa alternativa e per fare in modo che de Magistris continuasse a svolgere a sua volta il ruolo di oppositore del governatore campano Vincenzo De Luca. Chi ne paga le spese? Ovviamente Napoli e i napoletani, orfani di un governo e di una dialettica politica sana e proficua, peraltro in una fase tanto delicata.