Chi lavora sul campo, ed è impegnato in prima persona nel sostegno alle donne vittime di violenza, ne è convinto: uno dei primi concreti passi da compiere è smettere di discriminare le donne sul lavoro. Perché sono le donne precarie, quelle che lavorano in nero, le più ricattabili e quindi le più esposte alla violenza, anche di genere. «Se davvero si vogliono aiutare le donne, si dovrebbe iniziare a rispettarle di più sul lavoro, a dare loro le garanzie e le tutele per essere lavoratrici autonome». Ne è convinta Rosa Di Matteo, presidente di Arcidonna Napoli.

«Il lavoro precario che colpisce principalmente le donne è già una discriminazione di fondo, durante la pandemia il tasso di precarietà e disoccupazione femminile è aumentato in maniera preoccupante». Secondo le più recenti statistiche. Una donna su cinque è disoccupata al Sud e il gap salariale tra uomo e donne è nettamente a svantaggio delle donne in tutta Italia più che in altri Paesi dell’Europa. Di Matteo spiega il collegamento con i casi di maltrattamenti e violenza di genere: «Quasi tutte le storie di donne che si sono rivolte ai nostri centri negli ultimi mesi sono storie che hanno a che fare con l’isolamento acuito dalla pandemia».

Ieri, in occasione della celebrazione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, a Napoli si sono tenute varie manifestazioni, la politica è scesa in campo con proclami piuttosto scontati. L’ex pm Catello Maresca, capo dell’opposizione in Consiglio comunale, ha puntato l’attenzione sulla necessità di finanziare i centri antiviolenza: «A Napoli sono chiusi da luglio 2020, perché sono finiti i fondi e si è andati avanti grazie alle operatrici che, nonostante la fase più difficile dell’emergenza sanitaria e pur fra mille difficoltà, hanno garantito a titolo gratuito l’assistenza quotidiana. Ma c’è una difficoltà evidente – sottolinea – vale a dire che questi centri non possono funzionare con sovvenzionamenti a singhiozzo. Attualmente, a quanto mi risulta, è aperto solo il Cav di via Concezione a Montecalvario, nell’ex Palazzetto Urban, per il quale lo scorso 12 febbraio è scaduto l’avviso, con un finanziamento di 116mila euro per 6 mesi».

Rosa Di Matteo precisa, però che a partire dal primo dicembre riapriranno cinque centri antiviolenza a Napoli: una sede centrale nel quartiere Montecalvario, e altre sedi tra Miano, San Carlo Arena, Bagnoli. Dunque, una buona notizia: i Cav a Napoli riapriranno a breve. Intanto ieri si sono festeggiati i dieci anni di attività di Casa Fiorinda, una struttura che accoglie donne, sole o con minori, protagoniste di storie di maltrattamenti domestici e violenze. «In dieci anni abbiamo accolto e messo in protezione 243 persone – racconta Gaetana Castellaccio, responsabile dell’area accoglienza della cooperativa sociale Dedalus – e le violenze che abbiamo ascoltato sono le più disparate, dalla violenza fisica a quella psicologica».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).