Esteri
Rubio-Meloni, le ferite sono sanate: “Sinergia sulle priorità condivise”
L’attesissimo incontro tra Giorgia Meloni e Marco Rubio, il primo dall’attacco verbale di Trump contro la Premier, seguito a quello con Papa Leone XIV, è stato anticipato dall’incontro alla Farnesina con il Vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, dove sono stati affrontati preliminarmente i punti in agenda. Nello spirito di distensione, Rubio ha ricevuto in dono il suo albero genealogico piemontese, che sancisce le sue già note origini italiane oltre che cubane, e ha voluto rimarcare come capisca perfettamente l’Italiano o come sia intenzionato a riprenderne lo studio.
Convenevoli a parte, il tema sullo sfondo è stata la ricucitura del rapporto tra Stati Uniti e Europa, partendo da un dato che oltreoceano devono comprendere: gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa, tanto sul piano diplomatico quanto su quello militare.
La guerra in Iran ha messo in luce alcune non marginali difficoltà degli Usa nel gestire più conflitti contemporaneamente nonostante posseggano la più moderna, efficace ed efficiente macchina militare al mondo. Ma la sfida di oggi è globale e un fronte occidentale diviso è un invito a nozze per i nemici dell’Occidente. Allo stesso tempo, come precisato dal Ministro Tajani, vi è la necessità di porre un freno ad una guerra commerciale, che è il primo fattore di tensioni tra nazioni europee e Stati Uniti, destabilizzante per entrambe le economie.
Non è un mistero che autorevoli voci del mondo repubblicano hanno criticato la politica dei dazi contro gli alleati europei che, per dirla con le loro stesse parole, “non sono la Cina”. Ovviamente per l’Italia – che con la Germania è il primo paese esportatore negli USA e dunque più esposto alla guerra commerciale – la questione è anche politica. L’Italia è stata dal ritorno di Trump alla Casa Bianca l’interlocutore principale in Europa degli Stati Uniti, con un peso importante sul piano politico, ma anche con un carico di oneri e critiche, alla luce dell’impopolarità alle nostre latitudini dell’attuale politica americana. Il rapporto privilegiato è stato osteggiato da chi, per puro ideologismo politico, non ne ha compreso l’importanza e le e le relative opportunità. Questo ha comportato, al netto dei giudizi critici di Trump, un’esposizione per Meloni e il governo.
Il portavoce del Dipartimento di Stato USA ha ribadito l’impegno “a mantenere uno stretto coordinamento sulle priorità condivise”, ma non si è parlato della questione delle basi americane, né di un possibile ritiro delle truppe USA, su cui ha rimarcato Rubio: “la decisone spetta a Trump”. L’incontro è stato il primo fondamentale passo per ricucire e la volontà di Rubio di sanare le ferite su entrambe le sponde del Tevere dimostra che una parte dell’amministrazione USA ha ben compreso i limiti e i pericoli delle sfuriate istintive del presidente a mezzo social. Il commento di Giorgia Meloni é stato netto e senza fraintendimenti, affidato ad un post X che suona come un della serie chi vuole intendere intenda, qui non ci sono ambiguità. Per la Premier un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente. Caro Donald sei tu che hai toppato questa volta.
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