Esteri
Sanzioni a Mosca e aiuti a Kiev. Il Congresso Usa “avverte” Trump
Dopo la risoluzione sui poteri di guerra e l’Iran, la Camera dei Rappresentanti ha inviato un nuovo avvertimento a Donald Trump. Con 226 voti favorevoli e 195 contrari, i deputati hanno infatti approvato una legge che prevede aiuti all’Ucraina e nuove sanzioni alla Russia. In particolare, la Camera ha deciso di mettere a disposizione un prestito da otto miliardi di dollari per la Difesa di Kyiv e la proroga di un programma di sostegno finanziario che era stato autorizzato durante il mandato di Joe Biden. E insieme a questa scelta pro-Ucraina, dal Congresso è arrivato anche un nuovo giro di vite nei confronti dell’economia russa. Come spiega la Cnn, vengono sanzionate banche, aziende minerarie e petrolifere, si conferma il divieto di importare greggio russo e si impone il 500% di dazi verso qualsiasi merce proveniente dalla Federazione. E per Trump, nonostante questo atto sia più che altro simbolico poiché probabilmente non passerà al Senato, sono scattati diversi campanelli d’allarme.
La proposta di legge presentata da Gregory Meeks, deputato democratico dello Stato di New York, è stata approvata con 226 voti favorevoli. Di questi, 207 sono colleghi di Meeks, ma 18 sono rappresentanti repubblicani, che hanno votato per la legge insieme a un deputato indipendente che solitamente vota seguendo il Grand Old Party. Un problema per il partito di Trump, visto che Mike Johnson, speaker della Camera e uno dei principali leader repubblicani, aveva fatto il possibile per chiedere a tutti i suoi colleghi di partito di votare contro la legge. Nei corridoi di Capitol Hill si era cercato di evitare che questo voto lasciasse intendere che il Congresso non approva la linea del presidente. Johnson aveva invitato i repubblicani a dare l’immagine di un partito sicuro della politica estera del tycoon. Ma questa frangia ribelle certifica che per The Donald inizia a esserci un problema sull’agenda internazionale: la crescente perplessità del Gop sul modo in cui sta conducendo la diplomazia e i conflitti.
Il rapporto con Vladimir Putin e le parallele tensioni con Volodymyr Zelensky e gli alleati Nato hanno fatto storcere il naso a molti repubblicani, soprattutto quelli della vecchia guardia. E le perplessità del partito ci sono anche su un fronte della politica estera Usa: quello ancora più incandescente del Golfo Persico. Dopo che quattro repubblicani avevano votato a favore della risoluzione del Congresso per limitare i suoi poteri con l’Iran e chiedere il ritiro delle forze o un’autorizzazione alla guerra, il presidente Usa ha accusato i ribelli di essere “antipatriottici”. Trump ha fatto capire di volere tirare dritto. Qualcuno ritiene che in realtà, più che di una vera e propria rivolta interna, si tratta di puto spirito di sopravvivenza in vista delle Midterm: essere critici con una Casa Bianca impopolare può aiutare molti candidati repubblicani. Ma proprio l’avvicinarsi di queste elezioni rischia di costringere Trump a cambiare la sua strategia sull’Iran. I media Usa hanno più volte sottolineato come la spina dorsale del voto di molte contee, cioè gli agricoltori e gli allevatori, inizia a sentire il peso della politica estera di The Donald. Con il blocco di Hormuz, il costo dei fertilizzanti e del carburante è salito sensibilmente. I dazi colpiscono anche l’agroalimentare americane. Nelle regioni più rurali, queste difficoltà colpiscono a pioggia tutta l’economia locale, non solo singoli settori. E in molti casi, è qui che il Gop può raccogliere voti decisivi.
© Riproduzione riservata







