“Solo danni collaterali” del romanziere Pier Bruno Cosso (Marlin Editore, pp. 208, 14,90 euro) racconta la vicenda, ispirata a una storia vera ma con l’uso di nomi di fantasia, “di un onesto medico di famiglia vittima di un magistrato in delirio di onnipotenza”. Siamo a Sassari, in un tranquillo sabato mattina: è l’alba e il protagonista, il dottor Enrico Campanedda è ancora a letto con la moglie, mentre la figlia dorme nell’altra stanza. All’improvviso rumori forti arrivano dalla strada, motori di auto al massimo stridono davanti al suo portone, qualcuno si attacca in modo maleducato al campanello. Quel sabato si trasformerà da porto sicuro in un incubo: carabinieri armati di mitra irrompono nell’appartamento per una lunga perquisizione, senza dare spiegazioni e senza mostrare rispetto per le persone e gli oggetti. “Le conviene collaborare” gli dice subito il maresciallo, “lei ha già fatto processo e condanna” gli urla Campanedda. Mentre l’indagato viene trasferito in caserma, la Procura sta già tenendo una conferenza stampa.

Il capitano dei carabinieri che accoglie Campanedda per notificargli l’avviso di garanzia con l’accusa di esercizio abusivo della professione lo illumina così: «Il giorno migliore per fare un’importante azione di polizia giudiziaria è il sabato, in modo che poi se ne parli nei giornali di domenica con il massimo risalto. È una fissazione del magistrato Ferdinando Ferdinando che ha curato le indagini». Proprio in quel momento il pm entra nella stanza, mentre il protagonista è frastornato da tutto quello che sta accadendo: «La conferenza stampa è andata benissimo, adesso le redazioni avranno tutto il tempo per trovare il giusto spazio sui giornali». Campanedda finisce ai domiciliari: «privato della libertà per molti mesi, del lavoro, dello stipendio, e infine degli affetti familiari, il medico, aiutato da un’amica giornalista, si lancia in un’indagine serrata per comprendere l’origine delle accuse infondate di cui è fatto oggetto». Si scoprirà, attraverso una trama avvincente tipica di un thriller, un vero e proprio complotto ai danni di Campanedda, ordito da alcuni personaggi insospettabili.

Il magistrato, pur se l’inchiesta verrà smontata, otterrà una promozione: il desiderio del protagonista, scagionato perché “il fatto non sussiste”, è quello di portarlo in giudizio in base alla norma sulla responsabilità civile dei magistrati ma il suo stesso avvocato gli sconsiglia di intraprendere quella strada: «Accusare un magistrato è pericoloso e inutile, un giudice darebbe fuoco alla sua toga prima di sentenziare contro un collega».  Il libro verrà presentato sabato 7 novembre alle ore 18:00 sulla pagina Facebook della casa editrice e dell’associazione “Yairaiha Onlus”, che si occupa dei diritti dei detenuti: parteciperanno,con l’autore, l’avvocato e membro del direttivo di Nessuno Tocchi Caino Simona Giannetti, Sandra Berardi e Giusy Torre di “Yairaiha Onlus”. Modererà un nostro giornalista.