«L’export aiuterà la Campania a uscire dalla crisi, ma ovviamente è necessario che ripartano anche tutti gli altri settori. La pandemia può essere un’occasione per colmare finalmente il divario storico tra Nord e Sud». Paolo Emilio Mistrulli, responsabile della divisione Analisi e Ricerche Economiche e Territoriali della Banca d’Italia, commenta con il Riformista lo studio condotto da Banca d’Italia sull’andamento dell’economia campana. L’avvento del Covid ha generato una crisi senza precedenti, provocando la recessione più profonda nella storia contemporanea in tempo di pace. In pochi mesi il dramma di un’economia che colava a picco ha prodotto una crisi sociale fortissima e ha fatto aumentare la tensione nella popolazione, come testimoniato dalla rivolta scatenata dall’annuncio di un secondo lockdown e dalle quotidiane manifestazioni di protesta inscenate da decine di categorie produttive. Una luce infondo al tunnel è rappresentata dall’export di alcuni settori nei quali la Campania è specializzata: agroalimentare, farmaceutico e agricolo.

In che misura questi ambiti produttivi rappresentano un’ancora di salvezza per l’economia della nostra regione? In termini numerici, quanto influiscono questi settori sull’economia di casa nostra?
«In termini di export il 40%. Nel 2019 il valore dell’export è stato di 509 milioni per quel che concerne il settore agricolo, 2.862 per il settore alimentare e 1.530 per il settore farmaceutico. Il loro contributo alla crescita è rilevante, avendo registrato tassi di espansione molto significativi, specialmente negli ultimi mesi».

Prima della crisi erano già considerati settori trainanti dell’economia regionale?
«Questi settori sono sempre stati rilevanti per l’economia campana, insieme con automotive, moda, aerospazio, turismo e indotto, solo per citare i principali. Agroalimentare e farmaceutico non bastano, però, a trainare la ripresa: è necessario che ripartano anche gli altri settori».

Le imprese dispongono di liquidità. Allora perchè chiedono credito? Quanto si indeboliranno e in quali condizioni si troveranno quando tutto questo sarà finito? La loro situazione debitoria è preoccupante?
«Le imprese hanno chiesto credito per far fronte al forte incremento del fabbisogno di liquidità che si è prodotto a seguito della pandemia, soprattutto per effetto del lockdown. Hanno accumulato fondi per soddisfare le esigenze di liquidità che si manifesteranno nei prossimi mesi, col perdurare degli effetti economici della crisi sanitaria. La situazione debitoria con la quale le imprese sono entrate nella crisi-Covid è tuttavia migliore se confrontata con quella di altre gravi crisi macroeconomiche».

La crisi dovuta alla pandemia contribuirà ad accrescere lo storico divario tra Nord e Sud o, al contrario, può rappresentare una buona occasione per colmarlo, viste le misure e gli aiuti che arriveranno nel Mezzogiorno?
«Il divario Nord-Sud è antico. Le risorse che verranno messe in campo costituiscono un’occasione per ridurre il gap, vanno sfruttate al meglio per risolvere le questioni strutturali che da tempo limitano la crescita dell’Italia e del Mezzogiorno».