Chi ha letto il comunicato diffuso nella serata di giovedì dalle forze politiche  napoletane che si definiscono riformiste, avrà pensato: bene,  ancora poche ore e conosceremo nome e cognome del candidato sindaco, e magari anche il programma, del centrosinistra. Stesso discorso per chi, ieri mattina, ha appreso la notizia dell’ok che 24 sigle del centrosinistra napoletano e del Movimento Cinque Stelle hanno dato al documento politico promosso dal Partito democratico. Invece niente. Il testo messo nero su bianco dal segretario metropolitano dem Marco Sarracino si limita a tracciare l’identikit del candidato, stabilendo che dovrà trattarsi di «una figura di alto profilo» e in grado di «costruire un rapporto di proficua collaborazione» con la Regione e il Governo. Per il resto, niente da fare: l’indicazione del candidato – uno tra Roberto Fico e Gaetano Manfredi – stenta ad arrivare.

La sensazione è che la “montagna progressista” abbia partorito ancora una volta il topolino. Le forze di centrosinistra hanno definito il perimetro dell’alleanza – Pd, M5S e deluchiani – ma candidato e programma ancora non ci sono. E se candidato e programma ancora non ci sono dipende dal fatto che dem e pentastellati, al momento, sono concentrati sulla vicenda di Roma. La candidatura dell’ex segretario dem Nicola Zingaretti sembra cosa fatta, ma in cambio i grillini puntano ad accaparrarsi la prossima presidenza della Regione Lazio. E molti, nel campo progressista, riferiscono che l’indicazione del candidato sindaco a Napoli sarà la diretta conseguenza dell’accordo su Roma.

Questo vuol dire due cose. La prima: Napoli, capitale del Sud alla disperata ricerca di una personalità e di una visione che possano rilanciarla dopo dieci anni di demagogia inconcludente firmata de Magistris, è considerata poco più di merce di scambio tra forze politiche che dimostrano più attenzione per le sorti di Roma e del Lazio. La seconda: se, a cinque mesi dalle elezioni, il centrosinistra napoletano è ancora senza candidato, vuol dire che finora ha soltanto sprecato tempo prezioso. Non va meglio sul fronte opposto. Anzi, dalle parti del centrodestra la situazione è pressoché identica a quella che si registra nelle segreterie di Pd, M5S e soci. Il dibattito tra Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega è tutto inteso a sciogliere i nodi di Milano, dove Gabriele Albertini ha fatto sapere di non voler sfidare Beppe Sala per la fascia tricolore, e ancora una volta di Roma, dove la candidatura di Guido Bertolaso sembra morta prima di nascere.

Napoli rimane mestamente sullo sfondo, pressoché ignorata dai leader nazionali dei partiti e “appesa” alle ambizioni di Catello Maresca. Il sostituto procuratore generale sarebbe pronto a sciogliere la riserva sulla candidatura a sindaco. Secondo alcuni avrebbe accettato la prospettiva di essere sostenuto dai partiti di centrodestra con i rispettivi simboli e si parla di mercoledì prossimo come data dell’annuncio ufficiale della sua discesa in campo. La sua candidatura è ormai come l’orizzonte: si intuisce, ma non si riesce ad afferrare. Anche tra moderati e sovranisti, dunque, continuano i tatticismi a oltranza e non si discute di idee e programmi per la città. Inconcludenza allo stato puro, insomma, uguale e contraria a quella che ha devastato Napoli dal 2011 a oggi.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.