Una data, il 16 maggio 2026, un teaser criptico e due parole scritte con il font iconico di Audemars Piguet, hanno fatto esplodere il mondo dell’orologeria. L’orologio Swatch Audemars Piguet non è ancora ufficiale, ma il sospetto che Swatch sta per dare al Royal Oak lo stesso trattamento MoonSwatch riservato allo Speedmaster di Omega, è fortissimo. Un’operazione, questa, che promette di trasformare uno dei simboli più elitari dell’orologeria svizzera in qualcosa di accessibile, colorato e di massa. Solo il pensiero, ha già spaccato il mondo dell’orologeria in due: da una parte l’entusiasmo di chi vede finalmente a portata di mano un pezzo di storia del design firmato Gerald Genta, dall’altra lo sconcerto di collezionisti duri e puri, pronti a gridare allo scandalo per la “democratizzazione” di un orologio che rappresenta decenni di status, esclusività e investimento.

Swatch si gioca di nuovo la carta della provocazione. Ora infatti, dopo il grandissimo successo del MoonSwatch che ha portato migliaia di persone a fare file chilometriche per un bioceramic ispirato a Omega, punta più in alto. Il Royal Oak non è un cronografo sportivo, ma un orologio che nel 1972 ha rivoluzionato il concetto stesso di luxury sports watch, passando dal polso di re e magnati a quello di rapper e influencer. Dunque, renderlo “pop” significa toccare un nervo scoperto del lusso contemporaneo.

Il fascino dell’accessibilità

Il dibattito, è acceso proprio sul prezzo dello Swatch Audemars Piguet. Se l’orologio in uscita seguirà la logica MoonSwatch, ci si può aspettare una fascia tra i 250 e i 450 euro. Questa cifra, rende il Royal Oak improvvisamente raggiungibile per una fascia di pubblico vastissima, quella che finora poteva solo sognarlo guardando le vetrine dei migliori punti vendita di orologi del mondo. Per molti appassionati, questo è un sogno che diventa realtà: la possibilità di indossare un ottagono ispirato al Royal Oak senza ipotecare casa. L’orologio, presenta colori vivaci, materiali moderni e quel tocco ironico e giocoso che solo Swatch sa dare.

Per altri, è invece un tradimento poiché, secondo loro, diluire l’esclusività di Audemars Piguet significa rischiare di svalutare il fascino di chi ha speso decine di migliaia di euro per l’originale. Questa, è la solita tensione tra democratizzazione e salvaguardia dell’aura. Swatch ha già dimostrato di saper gestire l’hype: code infinite, rivendite immediate, discussione globale. Ma con Royal Oak il gioco è più rischioso. Non si tratta di un cronografo da astronauti, ma di un’icona di eleganza sportiva che ha costruito il suo mito proprio sull’irripetibilità.

Il pensiero dei collezionisti

Nonostante l’uscita dell’orologio stia creando tanta attesa e curiosità alcuni collezionisti temono la banalizzazione, e i brand di lusso temono la cannibalizzazione del mercato alto di gamma. Dall’altra parte esultano i marketer, poiché mai come oggi il lusso ha bisogno di storie virali e di un prodotto che faccia impazzire i social. Audemars Piguet, dal canto suo, resta in un silenzio strategico: la collaborazione rappresenterebbe un passo coraggioso per un marchio indipendente che ha sempre difeso la propria aura alta, anche se in un’epoca in cui anche i grandi nomi del lusso flirtano con collaborazioni e limited edition accessibili, forse anche AP  sente il bisogno di allargare la propria base senza perdere l’anima.

Il 16 maggio sapremo la verità. Fino ad allora, il mondo dell’orologeria resta in sospeso tra eccitazione e preoccupazione. Sì, perché questo orologio Swatch Audemars Piguet non è solo un prodotto, ma un esperimento sociale su larga scala, un test su quanto sia ancora sacro il confine tra lusso vero e lusso percepito. E, mentre i collezionisti storcono il naso, migliaia di appassionati stanno già preparando la sveglia per il giorno del lancio. La domanda che sorge è semplice, ma spietata allo stesso tempo: quando tutti possono permettersi un pezzo di Royal Oak, chi resterà davvero esclusiuvo?