Voi pensate che il Consiglio superiore della magistratura sia impegnato allo spasimo sul caso Palamara? Cioè sullo scandalo delle nomine teleguidate al vertice della magistratura, e pure delle sentenze – probabilmente – teleguidate, visto il potere soverchiante del partito dei Pm che – abbiamo scoperto dalle intercettazioni, ma già lo sapevamo – è in grado di condizionare o addirittura sottomettere un po’ di giudici amici. Oppure magari pensate che ora il Csm sarà impegnato anche per il caso Emilia, e la nomina del procuratore Mescolini, sollevato proprio dal nostro giornale.

Macché: il Csm è completamente preso dalla madre di tutte le battaglie condotte dall’incorruttibile Piercamillo Davigo. Il quale tra poche settimane compie 70 anni e deve andarsene in pensione e di conseguenza perde il seggio in Csm. Lui non ne vuole sapere di andarsene. È pronto a incollarsi, inchiodarsi, abbarbicarsi, abbracciarsi (scegliete voi il termine giusto) alla poltrona, tanto per usare una immagine che ai 5 Stelle piace molto e in genere usano in polemica coi parlamentari. Bisogna dire che i parlamentari sono molto più sobri del giudice Davigo.

Il caso Davigo sembra ormai diventato il vero pilastro della questione giudiziaria. Prima è successo che due gruppi parlamentari assai distanti (FdI e Pd) hanno presentato emendamenti a un decreto Covid con i quali spostavano, di nascosto, l’età di pensionamento dei parlamentari. Salvando Davigo. Li abbiamo beccati e gli emendamenti son saltati. Ora Davigo stesso sta facendo il diavolo a quattro e ha mobilitato, dicono, pure il Quirinale per ottenere che il Csm si pronunci sulla sua “eternità”. Il Csm resiste, anche perché, oggettivamente, la legge è molto chiara. Lui non demorde. Battaglia. La partita è tutta aperta, avvincente: ve la racconteremo nei prossimi giorni.