Il turismo della neve in Italia è sempre più fragile e dipendente dalla tecnologia. Lo evidenzia il nuovo rapporto Nevediversa 2026 di Legambiente, che fotografa un sistema sciistico in forte trasformazione sotto la pressione della crisi climatica e dei cambiamenti economici del settore. Secondo il dossier, gli impianti sciistici dismessi in Italia salgono a 273, con un aumento di 8 strutture rispetto al 2025, quando erano 265. Il dato conferma un trend che dura da anni: nel 2020 gli impianti abbandonati erano 132, meno della metà rispetto a oggi.

Il rapporto evidenzia, inoltre, come il turismo invernale sia sempre più dipendente dall’innevamento artificiale. Nelle Alpi la copertura nevosa si è ridotta del 5-6% ogni decennio negli ultimi cinquant’anni, e molte stazioni sciistiche sopravvivono solo grazie a cannoni e bacini artificiali. Nonostante questo scenario, la maggior parte dei finanziamenti pubblici continua a sostenere il sistema sciistico tradizionale, mentre gli investimenti nella riconversione turistica restano marginali. Il dossier segnala inoltre che 106 impianti sono temporaneamente chiusi, 98 funzionano in modo discontinuo, 231 sono mantenuti in vita con interventi straordinari, che il report di Legambiente definisce “accanimento terapeutico”. In parallelo cresce il numero dei bacini artificiali per la produzione di neve, che comportano consumi elevati di acqua ed energia.

Tra le novità dell’edizione 2026 emerge il fenomeno dei cosiddetti “luna park della montagna”: attrazioni turistiche artificiali come piste di tubing o bob estivo che stanno sostituendo progressivamente alcune attività sciistiche e puntano a fornire un turismo su 12 mesi. Secondo Legambiente ne sono stati censiti 28, spesso realizzati con forte impatto sul paesaggio e con poca relazione con la cultura e l’ambiente delle montagne. Il dossier dedica un ampio capitolo alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, evidenziando il rischio che le grandi opere e l’aumento dei flussi turistici possano accentuare l’impatto ambientale delle aree alpine. Le infrastrutture e la mobilità legata all’evento potrebbero generare un aumento delle emissioni di CO₂ e accelerare la trasformazione di alcune località montane in destinazioni turistiche di lusso, con effetti di gentrificazione e aumento dei prezzi immobiliari.

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