Joe Biden ancora avanti nei sondaggi. Quelli sul voto popolare e quelli condotti in alcuni Stati, cui si sono aggiunti il Michigan e il Nevada. E nel frattempo Donald Trump tenta la rimonta in vista delle presidenziali americani del prossimo 3 novembre, alle quali è visto come sfavorito. Ci prova nonostante la crisi, l’emergenza covid, il coronavirus che ha colpito lui stesso. Il Presidente “non è più considerato un soggetto a rischio contagio per gli altri”. Lo hanno detto i suoi medici a Fox Business senza aver mai mostrato anche solo un risultato dei tamponi.

E il Presidente insiste: “Sono immune”, seppure nessuna evidenza scientifica ha dimostrato che il contagio, una volta contratto, renda immuni. E quindi Trump si lancia nei comizi in vista delle elezioni del tre novembre. Oggi Florida, e poi in Pennsylvania e in Iowa. Un tour per dare una scossa alla sua campagna. E quindi per provare ad accorciare sul solido vantaggio che i sondaggi attribuiscono allo sfidante democratico  Biden.

Un sondaggio dell’ABC/Washington Post, reso noto ieri, vedeva Biden con il 54% dei consensi e in vantaggio del 12% su Trump. E un altro di Cbs news e YouGov attribuisce oggi al democratico un consenso del 52%, di sei punti in vantaggio sul Presidente in carica, sia nello Stato del Michigan che in Nevada. Parità invece nell’Iowa: 49%. Il Michigan fu decisivo alle elezioni del 2016 per la vittoria di Trump, quando nel voto popolare vinse Hillary Clinton ma il sistema elettorale premiò il tycoon. Biden ha detto che ormai potrebbe perdere le elezioni solo in caso di brogli.

Trump intanto fa riferimento in maniera implicita, e anche aggressiva, alla tosse sospetta di Biden e si chiede retoricamente perché i media non ne stiano scrivendo. Ma il democratico rende noti costantemente i risultati dei suoi tamponi, finora negativi. Lo scontro resta aperto sul campo della Corte Suprema: giovedì è in programma l’udienza finale al Senato della neo nominata (dal presidente) giudice Amy Coney Barret, anti-abortista e conservatrice, che darebbe ai repubblicani una maggioranza di sei giudici su nove. I democratici vogliono impedire la ratifica della nomina prima delle elezioni. Il secondo faccia a faccia tra i due è fallito a causa del rifiuto da parte di Trump di tenerlo a distanza, da remoto.