«La figura di vice ministro della Giustizia destinata ad occuparsi a tempo pieno delle carceri»: è questa la proposta lanciata da ieri dal professor Giovanni Fiandaca su questo giornale. E si intreccia con l’ufficializzazione avvenuta sempre ieri da parte di via Arenula della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, di cui vi avevamo data ampia anticipazione. Chissà se al termine dei lavori, previsti per il 31 dicembre, non esca fuori proprio l’idea lanciata da Fiandaca, la quale riceve il favore di diverse figure che si occupano di carcere.

Per Rita Bernardini, consigliera generale del Partito Radicale e Presidente di Nessuno Tocchi Caino «quello dell’esecuzione penale (a partire dal carcere) è un settore talmente trascurato (per certi versi, abbandonato) da richiedere un’attenzione specifica del Governo che mi auguro assecondi l’assennata proposta del Prof. Fiandaca. E dico ciò proprio perché abbiamo la migliore Ministra della Giustizia che potessimo sperare». Dice sì anche l’avvocato Gianpaolo Catanzariti, co-responsabile dell’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali: «La proposta del prof. Fiandaca merita adeguata considerazione. Il carcere assomiglia sempre più alla terra di nessuno nel senso che nessuno sembra interessato ad occuparsene o a rivendicarne l’interesse benché coinvolga una larga fetta di cittadini. Se un viceministro specifico vuol dire operare a tempo pieno per evitare l’abbandono e lo scollamento che spesso siamo costretti a registrare tra la visione del Ministro e le articolazioni dell’amministrazione penitenziaria ben venga a patto che non sia affidato a chi del carcere, come strumento di lotta e repressione, ne ha fatto una bandierina del consenso».

L’iniziativa trova il placet anche di Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria: «quella del prof. Fiandaca può essere certamente una buona idea. Noi abbiamo una grossa necessità che ci si occupi delle carceri, che attualmente sono trascurate. Al di là dei proclami e delle passerelle viste a Santa Maria Capua Vetere da parte di Draghi e Cartabia, non è accaduto nulla di concreto. Rimaniamo perplessi per l’istituzione della Commissione ministeriale perché i problemi dovrebbero essere già conosciuti. E poi ci chiediamo: per la Ministra al Dap non ci sono già le competenze per fare una analisi dei bisogni e degli interventi? Se così fosse sarebbero altri i provvedimenti da assumere. Oppure la Ministra non condivide la linea dei vertici del Dap?». Per Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone, «è importante che vi sia un grande investimento politico e culturale per una modernizzazione e umanizzazione della vita penitenziaria. Le forme attraverso cui realizzarlo le deciderà il governo. Sicuramente confidiamo nel lavoro della nuova Commissione autorevolmente presieduta dal prof. Marco Ruotolo. Le premesse ci sono tutte. Noi abbiamo messo a disposizione una nostra proposta di riforma del regolamento penitenziario del 2000».

A proposito della Commissione, proprio il Presidente Marco Ruotolo, professore ordinario di Diritto Costituzionale Università Roma tre, ci dice: «il nostro compito non sarà soltanto quello di suggerire modifiche della normativa primaria, ma anche di dare indicazioni su quella secondaria e soprattutto di formulare direttive che possano orientare l’azione dell’amministrazione. Sono da sempre convinto che l’amministrazione possieda un margine di azione importante per trasformare previsioni normative già esistenti in prassi positive, conformi ai principi costituzionali e internazionali. Il che non significa che su alcuni punti non siano necessarie revisioni normative, nel ragionare sulle quali avremo il vantaggio di poter utilizzare importanti materiali, tra i quali quelli prodotti dagli Stati generali e dalla Commissione Giostra. Saranno punti di riferimento fondamentali anche per l’individuazione degli ambiti sui quali si concentrano le maggiori criticità da risolvere».