La Campania non è una regione per spiagge libere. La citazione del famoso film dei fratelli Coen calza a pennello in seguito al “Report Spiagge 2022” pubblicato da Legambiente. In pratica le concessioni in favore degli stabilimenti balneari hanno divorato il 68% della fascia costiera e sabbiosa della Campania. Inoltre, continua inesorabile, l’erosione della parte rocciosa dell’intero litorale regionale. Per Legambiente solo una spiaggia su tre è libera. Le restanti sono occupate da strutture turistiche e private. Una mazzata per i cittadini che sono praticamente costretti a rivolgersi a un lido per poter trascorrere una giornata al mare. Giornate che per una famiglia si stanno rivelando proibitive da un punto di vista economico. E in che condizioni sono poi questi “rari” spazi sabbiosi? Di solito pessime e caratterizzate da degrado, abbandono e dall’assenza di servizi.

La responsabilità sarebbe dei comuni ma per quanto riguarda quello di Napoli, c’è stato nell’ultimo periodo uno scarica barile tra Palazzo San Giacomo e l’Autorità Portuale. La notizia relative alle concessioni è arrivata una settimana dopo il divieto di balneazione disposto sul tratto tra Pozzuoli e Licola, deciso dal sindaco della città puteolana, Luigi Manzoni. A Napoli ci ha invece pensato l’Arpac a disincentivare i cittadini nell’andare al mare. L’ente ambientale regionale, in seguito all’esame di alcuni campioni di acqua, ha sconsigliato alla cittadinanza di fare il bagno in alcuni tratti del lungomare e di Posillipo. Nello specifico dove c’è la Rotonda Diaz, in pratica presso il noto “Lido Mappatella” e dalla Grotta del Brigante fino allo Scoglio di Frisio. Quella parte di mare è infestata, oltre che dagli scarichi fecali, da batteri come gli enterococchi intestinali e l’escherichia coli. Ecco il perché dell’acqua marrone o piena di schiuma bianca. Tutti indicatori di un grave disagio: in un territorio che vive di e per il mare, il “diritto” d’accesso alle spiagge è praticamente negato, o per un discorso di inquinamento o perché privatizzato.

Secondo Legambiente, negli ultimi due anni le concessioni per gli stabilimenti sono aumentate del 23%: nel 2016 erano 916, nel 2021 sono diventate 1.125. Il record è spettato a Meta di Sorrento, Cellole e Battipaglia, dove le spiagge occupate sono rispettivamente l’87%, l’84% e il 68%. Nel rapporto è scritto: «Quasi impossibile trovare uno spazio dove poter liberamente e gratuitamente sdraiarsi a prendere il sole e una volta trovata una spiaggia libera, ecco che in alcuni casi sono poste vicino a foci dei fiumi, dove la balneazione è vietata. Ciò significa che solo il 32% del litorale della nostra regione è “free”, quasi una spiaggia su tre». E ancora: «Complessivamente in Campania sono 4.772 le concessioni demaniali marittime, di cui 1125 sono per stabilimenti balneari, 166 per campeggi, circoli sportivi e complessi turistici, mentre le restanti concessioni sono distribuite su vari utilizzi, da pesca e acquacoltura a diporto, produttivo».

Nel report è anche evidenziato come sia di primaria importanza il tema dell’erosione della costa: sono 85 i chilometri di litorale a rischio, insieme al 54% delle spiagge basse e sabbiose. Per quanto riguarda l’inquinamento, in Italia il 7,7% delle coste è interdetto alla balneazione. In particolare Campania e Sicilia contano 55 chilometri su 87 nei quali è vietato fare il bagno. «Purtroppo in Italia – ha spiegato Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente – non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Un’anomalia tutta italiana a cui occorre porre rimedio».