Fabio Ridolfi ha scelto la sedazione profonda. Da 18 anni è immobilizzato a letto, a causa di una tetraparesi. Stava per compiere 28 anni, nel 2004, quando una domenica sera ha sofferto un malore improvviso. Non sembrava niente di grave ma in ospedale gli diagnosticarono l’emorragia di un’arteria nel cervello che gli provocò una tetraparesi irreversibile.

Aveva ricevuto il via libera, con 40 giorni di ritardo, dal Comitato Etico del Servizio Sanitario Regionale delle Marche al suicidio assistito ma senza le indicazioni sul farmaco e sulle modalità di somministrazione. Ha diffidato l’Azienda Sanitaria ma non ha comunque ricevuto risposta.

“Fabio aveva un diritto – dichiarano l’avv. Filomena Gallo, segretario nazionale Associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio difensivo di Fabio Ridolfi, e Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione – quello di poter scegliere l’aiuto medico alla morte volontaria, legalmente esercitabile sulla base della sentenza 242 della Corte Costituzionale (Cappato\DjFabio). Un diritto che gli è stato negato a causa dei continui ritardi e dell’ostruzionismo di uno Stato che, pur affermando che ha tutti i requisiti previsti dal giudicato costituzionale e riconoscendo che le sue sofferenze sono insopportabili, gli impedisce di dire basta”.

E quindi Fabio Ridolfi ha scelto per la sedazione profonda: tramite l’infusione continua di un farmaco la percezione del dolore verrà drasticamente ridotta o annullata. La sedazione profonda non va confusa con l’eutanasia o il suicidio assistito, non accelera il percorso che porta al decesso, il quale avverrà in modo fisiologico. La persona viene addormentata fino alla perdita di coscienza pur rimanendo in grado di respirare autonomamente.

“La sedazione palliativa o terminale è un atto medico – spiega il dottor Vittorio Gardamagna, direttore delle Cure Palliative e Terapia del Dolore (IEO), del Comitato Etico della Fondazione Veronesi – che ha come obiettivo l’abolizione della coscienza nell’ultimo periodo della vita a fronte di un sintomo che non possa essere trattato in altro modo, quindi un sintomo refrattario. Di fatto non accelera il decesso del paziente, la morte avverrà in modo fisiologico ma con il paziente addormentato”. Sostanziale la differenza con l’eutanasia che invece provoca la morte.

Si legge sul sito dell’Associazione Luca Coscioni che “prima dell’entrata in vigore della legge 219/2017 sul ‘biotestamento’, non tutti i medici erano convinti della possibilità di operare la sedazione profonda. Sebbene molti ne rintracciassero la possibilità all’interno della legge 38/2010 sulle cure palliative, la non espressa previsione all’interno di questa legge frenava alcuni medici dall’aiutare i propri pazienti attraverso la sedazione palliativa continua profonda”.

“Gentile Stato italiano, da 18 anni sono ridotto così. Ogni giorno la mia condizione diventa sempre più insostenibile. Aiutami a morire”, aveva dettato Fabio Ridolfi in un appello tramite il puntatore oculare come si vedeva nel video diffuso dall’Associazione Luca Coscioni che lo assiste nella sua richiesta. Non ce la fa più a sostenere ancora una disputa legale. “Da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio per chi mi vuole bene”.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.