Gastone è sempre lì – rassicurante salvaschermo seduto dietro il tavolo – mentre osserva l’altro schermo intergalattico del dialogo costante. Il consenso – che è una malattia passiva del cervello pigro – cresce a Viagra, perché Gastone è fortunato anche se l’Italia lo è molto meno, visto che il virus ha ormai ridotto l’Italia del Nord a un girone dantesco in cui migliaia muoiono soffocati senza conforto e si finisce gettati nelle bare avviate a crematori come mai nemmeno in Cina: dunque, appare probabile che qualcuno in qualche modo e da qualche parte debba pur aver infilato una serie di grandissime cazzate promosse da un governo di cui lui è il capo. Ma Gastone è fatto così: deve solo aspettare e la fortuna è sempre dalla sua.

Un giorno lo chiamò Paperino e gli disse: “Ti va se ti porto dall’uomo sull’alto Colle per proporti come capo del governo?”. Lui rispose: “Ma sono vestito bene?”. Sì, lo rassicurò Paperino: hai pochette, ghette, bombette, cravatte, sei liscio e pettinato come se t’avesse leccato la vacca. E così diventò primo ministro. Poi, anche secondo ministro. Continuazione del primo.

E Paperino? Livido. Gli hanno sfilato il diritto di decalcomania televisiva, può apparire soltanto di rimessa. E deve faticare. Raduna gli ambasciatori e tutti lo prendono in giro perché non sa le lingue. Nessuna. Gastone, neanche lui. Ma ha savoir faire: è uno che quando andava a lezione alla New York University per imparare l’inglese che non sa, se lo iscriveva come titolo accademico. Tanto che l’uomo sull’alto Colle gli disse: fortunato, passi.  Ma adesso basta stronzate, d’accordo? Altri tempi, ormai. Oggi Gastone pensa di essere lui un giorno l’uomo del colle, versione maglioncino o in “fracche,” come lo chiamava Ettore Petrolini.

Nelle storie di Carl Barks in genere Donald Duck (cui il fascismo impose il ridicolo nome di Paperino) alla fine prevale sull’indecentemente fortunato cugino impomatato che raccoglie successo qualsiasi cosa faccia, specialmente se la fa male. Gastone si è insignito dell’ordine di Grande Salvatore Epidemico mentre persino i cinesi che arrivati a Milano per dare una mano si sono chiesti se è scemo, vedendo la sciatta inconsistenza delle misure concepite e attuate da una banda di incompetenti, come mostra il record dei morti e dall’infezione.