“Tutti i paesi del mondo rendono noti i casi di infezione che sono sintomatici. I tamponi su larga scala hanno fatto emergere molti positivi ma essere positivi non vuol dire essere malati”. A chiarire la differenza, fondamentale, tra positività al tampone per il coronavirus e l’essere ‘malati’ di Covid-2019, è stato Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, in conferenza con i corrispondenti della stampa estera questa mattina con i ministri Luigi Di Maio e Roberto Speranza.

“Il periodo di contagiosità – ha precisato Ippolito – è diverso dal periodo di trasmissione. La probabilità massima in cui c’è trasmissibilità del virus è il momento in cui la persona è sintomatica”. Ippolito ha però spiegato che “le persone positive devono stare ‘fuori dal circuito’, quindi isolati”.

Il direttore scientifico dello Spallanzani ha informato inoltre i giornalisti della stampa estera che “in Italia sono stati fatti test oltre le indicazioni previste dal Centro europeo per il controllo delle malattie per uno scrupolo delle Regioni. Ma trasformeremo questi test in più in una risorsa per la ricerca”.

Ippolito ha quindi dovuto precisare che “la corsa alle mascherine non serve”, rispondendo di fatto al video pubblicato dal presidente della Lombardia Attilio Fontana. Il governatore su Facebook si era mostrato con una mascherina annunciando di voler mettersi in auto-isolamento perché una stretta collaboratrice era risultata positiva al coronavirus. “Credo che il presidente Fontana abbia messo la mascherina per precauzione, ma una persona negativa non ha bisogno di mascherina. Anche questo fa parte della comunicazione”, ha spiegato Ippolito.

Infine spazio anche ad una possibile cura per il Covid-2019. Il direttore scientifico dello Spallanzani, con cautela, ha spiegato che “prima di un vaccino su larga scala serviranno mesi e forse più di un anno”