Mentre l’Italia cerca di fronteggiare, con misure più o meno precauzionali, l’epidemia di Coronavirus, secondo i dati Istat l’emergenza sanitaria che dovrebbe allarmare gli italiani non ha nulla a che vedere con il virus cinese. Pensando solo al morbillo, i dati sono impressionanti. Secondo il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, nel solo 2018 sono stati segnalati circa 3.000 casi di morbillo in Italia, dei quali il 91% non era vaccinato, mentre solo l’1,4% aveva ricevuto entrambe le dosi di vaccino che, pertanto, ricordiamo la copertura totale per tutta la vita non è mai garantita. Le complicazioni dovute al morbillo possono essere molto severe e causare epatiti, polmoniti e insufficienza respiratoria.

La situazione diventa anche più seria quando si parla di polmonite. Secondo i dati Istat, solo nel 2017 sono morti per polmonite in 13.471, un numero che corrisponde a 1.122 al mese, quasi tre volte superiore ai morti di Coronavirus nel mondo. Ma non solo, dal 2016 al 2018 i casi di ricovero di pazienti colpiti da infezioni alle vie respiratorie è aumentato da 76mila a oltre 86mila. L’aumento dei casi è sì dovuto a un miglioramento tecnologico, all’utilizzo di tac che consentono di diagnosticare infezioni che prima sfuggivano, ma anche all’aumento di virus influenzali che, secondo gli esperti dello Spallanzani di Roma, «facilitano la penetrazione di batteri nelle basse vie aeree».