Lo sappiamo: viviamo tempi in cui la politica non suscita grandi entusiasmi, se non in casi molto particolari, e l’astensione dal voto sta diventando sempre più un comportamento praticabile. Senza nutrire i “sensi di colpa” di qualche decennio fa, quando ancora un pochino ci si vergognava ad ammettere di aver disertato le urne.

Per questo motivo, per un appeal sempre meno sentito dagli elettori, il primo monito che si danno i partiti e i leader politici è quello di cercare di mantenere i propri votanti, coloro cioè che li hanno scelti nella consultazione elettorale immediatamente precedente. Primo comandamento: non farli tradire! Un obiettivo certo non facile. Molti sono i richiami dalle altre sponde politiche, più o meno vicine, molti anche i richiami alla diserzione, come sappiamo: la politica non conterebbe più nulla, le vere decisioni giungono dalle banche, dai potentati economici, dalle grandi potenze straniere. Votare per Meloni o Schlein, secondo i disertori, cambierebbe veramente poco nel panorama internazionale in cui è inserito il nostro paese…

Elezioni 2027: il primo comandamento è non perdere gli elettori

Il primo obiettivo, dunque, è quello di non perdere elettori. Il secondo, altrettanto cruciale ma certo immensamente più complicato, sarà quello di procurarsene di nuovi, di convincere gli astensionisti a tornare alle urne. Chi è messo meglio, oggi, nella capacità di mantenere fedeli i propri elettori? E quale partito scelgono i traditori, oltre la possibile astensione, sempre alle porte come possibile alternativa? Come potevamo prevedere, la fedeltà maggiore si registra nei partiti che oggi rappresentano i due capisaldi delle rispettive coalizioni, Fratelli d’Italia da una parte e il Partito Democratico dall’altra. In realtà, i due effetti nascondono un processo certamente molto differente.

M5S primo per fedeltà, i leghisti tradiscono Salvini

Per quanto riguarda il Pd, l’ultimo vero partito rimasto (nel bene o nel male), la fedeltà prescinde dai leader di turno, ed è la storica scelta di campo più evidente degli ultimi decenni; Fratelli d’Italia è al contrario una formazione relativamente giovane ed è piuttosto recente l’affiliazione di molti milioni di elettori, che hanno in passato praticato scelte diverse, privilegiando volta per volta il partito e/o il leader maggiormente rappresentativo del centro-destra italiano, da Berlusconi a Salvini fino a Meloni. Per entrambi il tasso di fedeltà è molto vicino all’80%, con le alternative che si dirigono o verso la indecisione/astensione oppure verso altri partiti della propria area (AVS per i dem, soprattutto Vannacci per il partito della premier). Ma la formazione politica con il tasso di fedeltà sorprendentemente più elevato è il Movimento 5 stelle, che ha un “parco” elettorale di stretta osservanza, che non si lascia tentare dalle sirene di altri partiti o dall’astensione: siamo molto vicini al 90% di repliche a favore della formazione di Giuseppe Conte.

Piuttosto in sofferenza tutte le altre forze politiche. A destra gli elettori di Forza Italia sono tentati dal voto verso Giorgia Meloni, mentre i leghisti stanno già transitando armi e bagagli verso Vannacci: il loro tasso di fedeltà si avvicina al 60%. A sinistra il partito di Bonelli e Fratoianni vede i suoi precedenti votanti molto dubbiosi tra il Pd, le altre formazioni minori di sinistra e l’indecisione. Ma, molto significativamente, l’area che presenta la massima fedeltà, inutile sottolinearlo, è proprio quella dell’astensione. Quasi nessuno tra coloro che hanno in passato disertato le urne, mostra segni di possibile riavvicinamento, fatta eccezione per la scelta nei confronti dell’ex-generale Vannacci.

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