Va molto bene denunciare la “demagogia scatenata dalle inchieste di Mani Pulite”, come fa Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di ieri. E va benissimo dolersene, registrando la mole dei danni fatti al Paese dall’imperversare di quella cultura, che poi era una prassi perché non si trattava di speculazioni dottrinarie ma dell’Italia da rivoltare come un calzino mettendo ai piombi la politica corrotta a cominciare dal “furfante” Bettino Craxi (copyright Petruccioli) da rammostrare agli italiani mentre consuma “il rancio nelle patrie galere” (così Rutelli, quello dei diritti umani).

Solo che la denuncia del 2021 sarebbe più completa se fosse guarnita del dettaglio che invece manca: e cioè un’indicazione almeno vaga su chi abbia scatenato la demagogia di cui ci si duole. C’è infatti sentore, diciamo, che il Terrore giudiziario degli anni Novanta del secolo scorso imperversasse anche grazie a qualche aiutino celebrativo della stampa che oggi ne rimpiange la vittima istituzionale, e cioè l’immunità parlamentare (ma ci sarebbero anche quelle più carnose e singolari, il manager con la testa chiusa in un sacchetto di plastica e il dirigente che scende in cantina e si tira una fucilata in bocca, due tra i tanti destinatari delle cure di giustizia secondo il modello dei pubblici ministeri che facevano sognare il popolo onesto).

C’era ben poca perplessità, a quell’altezza di tempo, circa il profilo demagogico di quella presunta giustizia, e anzi qualcuno ricorda (qualcuno ricorda?) gli editoriali del medesimo professor Galli della Loggia sul medesimo Corriere della Sera a proposito degli “eccezionali risultati” ottenuti dal Pool milanese, persino con il consiglio ad Antonio Di Pietro, poi a sua volta esposto a qualche interesse inquirente, di sottoporsi senza troppe menate garantiste al trattamento così efficacemente riservato a quelli che fino al giorno prima lui interrogava e teneva al gabbio finché confessavano. Più manette per tutti, pressappoco, era il lungimirante assunto di quell’editorialismo.

Tra i problemi della giustizia, di cui pure – et pour cause – ci si occupa in modo non proprio tempestivo, c’è dunque quest’altro: la stampa magari non responsabile di averla resa ingiusta, ma sicuramente responsabile di aver lasciato che si rendesse ingiusta. È una specie di demagogia per omissione, non meno grave.