Sui grandi fatti che succedono in Italia e nel mondo, le informazioni che ci vengono dai giornali sono scarse e perlopiù manipolate. Questo è dovuto, soprattutto in Italia, alla caduta verticale della professionalità nel giornalismo, a tutti i suoi livelli. I giornalisti negli ultimi vent’anni hanno perduto la loro indipendenza e le ideologie sono state sostituite da grandi sistemi di potere che sono in grado di controllare in modo minuzioso e profondo il flusso delle notizie e di realizzare la loro faziosa correzione. I giornalisti che non accettano la nuova legge sono messi ai margini. Comunque esclusi dalla macchina, che deve essere perfetta e oliata. È un problema grandissimo, ed è probabilmente il nodo essenziale nella vicenda della democrazia. Vorrei ragionare un momento su cinque fatti recenti. Il vertice di Samarcanda, l’avvertimento di ieri di Berlusconi a Salvini e Meloni, il discorso del papa sulla guerra, i lunghissimi funerali della regina d’Inghilterra, le sanzioni alla Russia.

1) Partiamo da Samarcanda. Cioè dalla riunione di un gruppo di paesi radunati attorno a Russia e Cina, che stabiliscono tra loro una alleanza e una collaborazione sul piano economico e strategico. Non è una riunione tra amici. Chi vi partecipa rappresenta circa il 50 per cento della popolazione mondiale. E ha una forte influenza politica ed economica su un altro 25 per cento della popolazione mondiale. Al gruppo di Samarcanda, che raduna una trentina di paesi, hanno chiesto di aderire un’altra ventina di paesi. L’alleanza parte dall’Asia ma sta per allargarsi a vari altri continenti. Bene, i giornali non vi parlano di questo. Non vi dicono cosa è successo a Samarcanda. Non vi spiegano che oggi esistono due forti blocchi nel mondo, uno molto largo, questo di Samarcanda, e uno più piccolino, quello che si è stretto attorno a Washington (e del quale fa parte l’Italia) che rappresenta circa un miliardo di persone, cioè, più o meno, il 15 per cento della popolazione mondiale. Cosa dicono i giornali? Che Putin è stato umiliato. Stop. L’ordine di scuderia, come sempre, lo dà il “Corriere”, che ormai è diventato una specie di “Stato Guida”.

Nella sua edizione online lancia la parola d’ordine: umiliato. Perché? Perché la Cina non ha dichiarato guerra all’Ucraina. Ma era questo il tema di Samarcanda? No. Non era neppure all’ordine del giorno l’Ucraina. E qualcuno mai aveva detto che la Cina potesse intervenire militarmente in Ucraina? No, mai. Nessuno. E allora? E allora è così. La scelta è quella che in politica internazionale due cose sono importanti. La prima è far credere che il mondo sia l’occidente, solo l’Occidente, nient’altro che l’Occidente. Intendendo per Occidente gli Usa, che comandano, il Giappone, che sta ai margini, e poi il Canada, l’Australia e l’Europa, che abbozzano. La seconda cosa importante è che Putin è il male assoluto, e che perde, perde, e perde. Non è ammessa nessun’altra lettura dei fatti del mondo. Nessuna domanda. In fila, amici giornalisti, passo, cadenza e silenzio.

2) L’altra mattina i partiti di Salvini e Meloni si sono dissociati, nel Parlamento europeo, dai partiti europeisti e hanno votato a difesa di Viktor Orban, il leader ungherese che l’Europa vuole condannare ed escludere perché il suo regime non è considerato democratico. Alle sette di sera una replica clamorosa di Berlusconi: se il nuovo governo non sarà europeista Forza Italia non ne farà parte. Terremoto nella destra. Rischio evidente di rottura. Colpo di scena clamoroso nella campagna elettorale e nello scenario politico. Di gran lunga la più importante notizia politica degli ultimi due mesi. Bene, la notizia è scelta come prima notizia solo da cinque giornali, (tutti gli altri la ignorano, o la mettono piccolina piccolina, con lo stesso rilievo di una intervista a Speranza), ma di questi cinque giornali, ben quattro, la titolano in modo che non si capisca.

Ricopio i titoli: Corriere:Sfida su Orban e i soldi russi”. Di chi, tra chi, perché? boh. La Stampa:“Meloni e Salvini con Orban. Vergogna”. Chi dice questa frase? Letta. La Verità: “ La Ue noce alla democrazia”. Il manifesto: “L’Europarlamento condanna Orban”. L’unico giornale che spiega cosa è successo, stavolta, è Repubblica: “La destra si spacca su Orban”. Perché? Come si spiega questo annebbiamento generale? Io ho l’impressione che si debba a un fatto molto semplice: mancanza di ordini. La notizia di Berlusconi che minacciava di rompere con gli alleati è arrivata a sera ed era imprevista. Di norma le notizie impreviste sono il pane per i giornalisti. Creano un clima di eccitazione nelle redazioni. Ammenoché… Ecco, ammenoché l’ordine non sia quello di stare sempre coperti. Mi ricordo che trent’anni fa all’Unità noi giovani ci impegnammo in una battaglia feroce. Che vincemmo. Battaglia per rompere lo schema di chi voleva piegare le notizie alla linea del partito. Del Pci. E dunque essere prudenti, traccheggiare. Mi ricordo che quando arrivò la notizia, alle sette di sera, che stava cadendo il muro di Berlino – io ero il caporedattore – molti vecchi giornalisti vennero da me a pregarmi di dare la notizia con sobrietà, titolo piccolo e notizie vaghe. Mi dissero: poi domani ci torniamo dopo aver sentito il partito. Non gli diedi retta e titolai a tutta pagina, come era ovvio, a caratteri cubitali: “È caduto il muro di Berlino” . Siamo tornati all’ordine di idee di quei vecchi giornalisti. Pudenza. Se ci abbiamo messo qualche mese per diventare meloniani e preparaci al nuovo potere – dicono – non sarà certo una notizia della sera a far saltare tutto.

3) Il papa l’altra sera ha parlato di molte cose. E, come è sua abitudine, si è pronunciato di nuovo contro la guerra e ha chiesto iniziative di pace. A chi gli ha chiesto se però gli ucraini avessero il diritto alla difesa, ha risposto – come è ovvio – di sì. E quello è diventato il titolo di tutti i giornali. “Il papa dice sì alla linea di armare gli ucraini”. È una forzatura giornalistica? No, è il rovesciamento del pensiero del papa. Per quale ragione? Perché sulla questione della guerra in Ucraina, e della nuova guerra fredda tra Usa e Urss, la stampa italiana è militarizzata. Chi trasgredisce, una settimana di consegna.

4) Il mondo intero – scrivono tutti – celebra reverente la regina. Il mondo intero? Beh, diciamo una parte dell’Occidente. Nei restanti quattro quinti del mondo, della regina non frega niente a nessuno. Ma ormai è così: il mondo è occidente, il resto non conta. Sai come dicevano gli inglesi, una volta? “Burrasca sulla Manica, l’Europa è isolata”. Beh, siamo a quel punto.

5) Le sanzioni. Le sanzioni alla Russia le ha decise l’America. L’Europa ha obbedito. Le sanzioni sicuramente colpiscono la Russia ma, probabilmente, in grado minore rispetto al danno che provocano in Europa. E possono portare alla crisi economica e sociale più grave nella storia europea dopo quelle delle due guerre mondiali. Chi ci guadagna, dalle sanzioni? Gli Stati Uniti, sicuramente, e alcuni singoli stati europei, per esempio la Norvegia, che fa i miliardi con i prezzi dell’energia. Io dico semplicemente che il sistema informazione, in Italia, non è in crisi: ha l’elettroencefalogramma piatto. Il problema non sono le fake news. È il regime giornalistico. E in questi condizioni è molto difficile, molto, molto difficile, far funzionare la democrazia.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.