«La camorra, le mafie, sono la prima azienda italiana, quindi non si tratta di avere a che fare con qualche mariuolo. Venni a Napoli molti anni fa quando scrissi un libro sulla delinquenza giovanile. Da allora nulla è cambiato, anzi la situazione è sicuramente peggiorata. Perché i cittadini, non solo di Napoli ma di tutta Italia, di tutto il mondo occidentale direi, vogliono drogarsi». Paolo Crepet, psichiatra, sociologo ed educatore, accetta di fare con Il Riformista una riflessione sul tema della devianza minorile di cui il nostro giornale si è occupato in questi giorni.

Per l’esperto è questo della droga il grande nodo da sciogliere per affrontare, e risolvere concretamente, questioni che ruotano attorno ai problemi della devianza giovanile, della criminalità diffusa, del vuoto culturale che finisce per essere vuoto sociale. Si parte da un ragionamento semplice, ma che è alla base di comportamenti sempre più difficili da scardinare: finché ci sarà qualcuno interessato ad acquistare e consumare droga, ci sarà il mercato dello spaccio, la criminalità lucrerà accrescendo i suoi patrimoni e il suo potere e la società sarà sempre più in discesa verso la perdita di valori, di punti di riferimento. «Non si può fare largo uso di droga e poi sorprendersi se si spaccia in città e se la delinquenza dilaga tra i più giovani» osserva Crepet. «Se fosse per me la mafia sarebbe già morta… Se tutti i cittadini smettessero di consumare droga, non ci sarebbe più mercato e con esso nemmeno il problema dei giovani spacciatori». «La malavita – aggiunge – utilizza i 14enni perché non vanno in carcere e o se ci vanno fanno poco e poi ritornano fuori. Ed è questo che vogliono le mafie».

La soluzione, per Crepet, è spezzare il filo che lega al mercato della criminalità. «Ma finché ci sarà la droga nell’orrida periferia come nelle feste più belle dell’alta borghesia, di che parliamo…». Durante la pandemia il consumo di droga è aumentato e parallelamente sono aumentati i numeri sulla devianza giovanile. «C’è un problema che siamo noi» dice Crepet, mettendo in quel noi le istituzioni assenti o poco presenti, le famiglie distratte, i «genitori pusher» come definisce quei papà e quelle mamme che riempiono di soldi le tasche dei figli preoccupandosi al più di geolocalizzarli col cellulare se non rincasano in orario. Crepet invita a non focalizzare l’attenzione solo sulle fasce più deboli ed emarginate, sui ragazzi a rischio delle periferie degradate ma a guardare a tutto tondo. «La politica è un disastro totale – aggiunge – e se ci prende per i fondelli si supera il limite. La dispersione scolastica purtroppo c’è perché la formazione e la cultura non sono più di interesse nazionale. Questo è un problema. Volevano farci credere che uno è uguale uno. Una bestemmia detta a San Gennaro – conclude -, un insulto a tutte le persone che hanno un talento, una passione, che lavorano tutta la vita».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).