Nel Partito Democratico a trazione lettiana la strategia è quella del doppio colpo: distinguersi sempre più dai M5S in caduta libera e tagliare contemporaneamente i ponti con Italia Viva e Matteo Renzi. Per allinearsi a questo progetto Graziano Delrio ha fatto sapere che l’area di Base Riformista chiude i battenti, o meglio si trasforma in virtù dell’appoggio incondizionato a Enrico Letta. Una decisione che non tutti vogliono controfirmare. Manifesta particolare insofferenza il senatore Andrea Marcucci, al quale abbiamo chiesto di approfondire la sua posizione. Non smentendo di lavorare per l’avvio di una nuova area libdem, apre di fatto una scissione nell’ormai ex Base Riformista.

Si è celebrata l’undicesima Leopolda, lei non è andato. Questione di opportunità?
La Leopolda da qualche anno è la kermesse di un partito, Italia Viva, quindi naturalmente non sono andato.

L’accerchiamento così veemente intorno a Renzi oggettivamente non si era mai visto. Da cosa dipende?
Ho detto la mia sulla vicenda Open, che giudico inquietante e comunque sproporzionata. Dalle pagine uscite sui quotidiani, non ho trovato notizie di reato. È un vecchio male italico il cortocircuito tra qualche procura e qualche gruppo editoriale, io invece sono di un’altra scuola, i processi si celebrano in tribunale, non sui talk show, o negli articoli di giornale.

Ma pure nel Pd si tiene un processo permanente contro Matteo Renzi, soffiando anche sul fuoco delle elezioni per danneggiarlo. Si vota nel 2022?
Le elezioni anticipate sarebbero un male assoluto. Un Parlamento che un anno prima sceglie di dare fiducia a Draghi per far fronte all’emergenza in cui viviamo e un anno dopo come nulla fosse si rimangia tutto e si prepara alla campagna elettorale solo per dinamiche interne ai partiti, che credibilità avrebbe agli occhi dei cittadini? Mai come in questa legislatura, con il Covid ancora in agguato, bisogna arrivare fino all’ultimo giorno utile. È fondamentale definire al meglio il Pnrr ed aggiornare gli strumenti di lotta al virus. All’agenda Draghi serve dare priorità e più continuità possibile. Se qualcuno pensa di sacrificata in nome di qualche interesse personale fa del male al Paese.

Cosa bolle nella sua pentola? Si parla di una nuova corrente. Un’area liberale, più dialogante con i renziani?
Non sento l’esigenza di un’altra corrente, penso che il Pd debba continuare ad avere una chiara matrice liberal democratica. C’è un elettorato moderato che deve poter continuare a guardare verso di noi. Senza liberal-democratici, il Pd rischierebbe di tornare semplicemente al PDS, e sarebbe un ritorno al passato.

Base Riformista sta cambiando pelle?
È il timore che ho espresso prima, serve un’area politica non per differenziarsi da Letta sempre, ma che sappia nel caso differenziarsi anche da Letta, senza timori reverenziali.

E Letta che obiettivo ha? Andare a votare presto non significa assicurarsi di stare all’opposizione?
Lei fa riferimento al doppio obiettivo che espose a suo tempo Bettini. O si vincono le elezioni o comunque si crea un gruppo parlamentare a propria immagine e somiglianza. Ribadisco quanto sopra: penso all’Italia, mi sta a cuore il nostro Paese, prima che i destini dei gruppi parlamentari e gli equilibri dei partiti. E andare a votare dopo l’elezione del Capo dello Stato non so nemmeno quanto faccia bene a loro. Ma di sicuro non serve al Paese.

Per il Quirinale quali sono le sue previsioni?
C’è una particolare frammentazione che impone ai leader degli schieramenti la ricerca del dialogo e la capacità di condividere ogni passo con i parlamentari. Centrosinistra e centrodestra praticamente si equivalgono in termini numerici, è naturale pensare ad una donna o ad un uomo che siano al di sopra delle parti. Io scommetto su una donna. Sarebbe una bella svolta.

Allora meglio tenere Draghi al governo ancora a lungo?
Certamente, la credibilità internazionale, il passo sicuro, fanno di Draghi un elemento di salvaguardia assoluta per tutto il sistema Italia. Per la delicatezza della situazione attuale e futura, l’agenda Draghi, se non Draghi stesso, è essenziale che resti al centro della politica italiana ancora per molti anni, anche dopo il ‘23.

E anche Figliuolo sta facendo bene il suo lavoro.
La vaccinazione in massa pianificata dal commissario Figliuolo è quella che consente ancora all’Italia di essere relativamente tranquilla rispetto ad altri Stati europei. Ora serve subito preparare in tutta Italia la terza dose.

Come valuta la proposta di Italia Viva della commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria?
Siamo comunque agli sgoccioli della legislatura, la proposta mi sembra più relativa ad un posizionamento politico che ad altro.

Per uscire dall’emergenza sanitaria, forse, vanno resi obbligatori i vaccini…
Il modello austriaco e tedesco mi sembra più calzante, si accede agli spazi pubblici solo con il green pass, o perché si è guariti. Mi pare evidente che non possiamo più affidarci ai tamponi.

 

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.