Il sondaggio pubblicato da Ilvo Diamanti su Repubblica di sabato scorso ci rivela significative novità. Non tanto per la distribuzione delle intenzioni di voto degli intervistati, che mostra un consolidamento della vittoria di Fratelli d’Italia e anche una crescita del Movimento 5 Stelle, a fronte di un sensibile decremento del PD e della Lega.

Quanto, piuttosto, per la classifica della popolarità dei principali leader politici del nostro paese. Che vede Giorgia Meloni saldamente al secondo posto, con un incremento di ben 12 punti rispetto alla rilevazione precedente, effettuata nel settembre scorso. La leader di Fratelli d’Italia è superata solamente da Mario Draghi che mostra, tuttavia, una pur lieve erosione del suo personale consenso. Mentre Giuseppe Conte risulta terzo nella classifica, quando la volta scorsa era secondo. È, da diversi mesi, la prima occasione in cui la Meloni “scalza” Conte dal suo primato. In forte decremento è invece il consenso per Enrico Letta, a seguito, evidentemente, del dibattito sulla crisi del suo partito.

Ciò suggerisce come il supporto popolare nella Meloni sia fortemente in crescita, estendendosi anche a cittadini che non l’hanno votata alle ultime elezioni. In altre parole, sembrerebbe percepire una fiducia crescente nella persona della probabile prossima presidente del Consiglio, anche grazie al comportamento e alle dichiarazioni di questi giorni. Vedremo se proseguirà nel tempo. In ogni caso, che ci sia un clima di crescente consenso nei confronti del nuovo possibile esecutivo è rivelato anche dai dati dal giudizio manifestato sul Governo nel suo complesso. Ben il 53% degli intervistati dà infatti un giudizio anticipato e positivo al governo Meloni prima ancora che nasca. Vedremo, naturalmente, se questa fiducia sarà confermata una volta che sarà resa pubblica la lista dei ministri, che evidentemente rappresenta il primo atto concreto della leader di Fratelli d’Italia.

Comunque, come era prevedibile, la fiducia espressa all’attuale esecutivo, guidato da Mario Draghi, risulta superiore (63%), ma la distanza non è poi così ampia. È vero che gran parte degli intervistati ritiene che il nuovo eventuale governo Meloni non durerà fino alla fine della legislatura, ma resta il fatto che il clima pare essere quello di un largo consenso. Ma è ragionevole assumere che a un certo punto la “luna di miele” tra governo e opinione pubblica finirà (o si attenuerà sostanzialmente) e che, anche dati i problemi (nazionali e internazionali) che si prospettano per l’anno prossimo, il governo Meloni, come tutti gli esecutivi che si sono succeduti nel nostro paese, incontrerà delle difficoltà di varia natura. Sia per conflitti probabili al suo interno, sia per l’azione delle opposizioni.

Proprio in vista di questi problemi, per formare sin d’ora un esecutivo capace e forte, la stessa Meloni ha insistito negli ultimi giorni sulla necessità che il futuro governo da lei verosimilmente presieduto sia composto – nel linguaggio in uso – da politici e da tecnici. Questo piace poco ai suoi alleati, ma corrisponde in certo senso al fatto che la popolarità espressa dagli Italiani va non solo a chi è stato eletto (i politici, appunto), ma anche e in primo luogo a chi come Draghi (il super tecnico) non è mai stato eletto da nessuno. In altre parole, sembrerebbe che l’opinione pubblica italiana abbia in qualche modo accettato l’idea che la democrazia così come si manifesta nel nostro paese e anche alla luce delle esperienze degli ultimi anni, necessiti al tempo stesso di eletti e di competenti – magari nella stessa compagine di governo, invece che in alternanza fra di loro, il che, come abbiamo osservato su queste colonne, è accaduto in Italia a partire del 2011, facendo del sistema politico del nostro paese un unicum fra le democrazie liberali.

Per Meloni non sarà facile far digerire questa scelta ragionevole al suo partito ed ai suoi alleati, in particolare alla Lega. Vedremo presto quale sarà la lista dei ministri da lei proposta e approvata dal presidente Mattarella. Ma se riuscirà nel suo intento, metterà almeno le basi di una possibile positiva reputazione del suo esecutivo, in particolare da parte dei partner dell’Unione Europea. Insomma, la composizione del governo sarà in realtà il biglietto da visita della nuova presidente del consiglio, il cui passato, non fascista, per favore, ma certo euroscettico e sovranista ha creato diffidenza nei suoi confronti in particolare presso le cancellerie europee da parte delle quali l’Italia ha bisogno di simpatia. Draghi aveva detto di fare attenzione ad esse senza nominarle. Certamente Meloni ha capito di quali di esse si tratti.

Renato Mannheimer, Pasquale Pasquino