«Un detenuto, in carcere, costa circa 143 euro al giorno e la maggior parte di questi fondi sono spesi per la custodia, quindi non per attività che potrebbero essere utili al fine del reinserimento. In area penale esterna, invece, il costo è di circa 12 euro al giorno». Antigone analizza i dati relativi ai costi del sistema penitenziario. «Per questo – ragiona, alla luce di tali dati, l’associazione da anni impegnata per i diritti e le garanzie del sistema penale – chiediamo che siano aumentate le risorse per le alternative alla detenzione e che tutti i detenuti che ne hanno diritto, per pena o pena residua, vi accedano».

Di qui la proposta: «Le risorse risparmiate potrebbero essere investite per dare una continuità al sostegno ai detenuti alla conclusione della loro pena. Spesso, infatti, gli ex detenuti si ritrovano nella stessa situazione economica, personale o sociale che inizialmente li aveva portati a compiere un reato (e quindi in carcere) e che potrebbe quindi portarli a compiere ulteriori atti criminosi». La proposta, dunque, è potenziare l’area penale esterna «o, meglio ancora – aggiunge Antigone – i servizi sul territorio per potenziare in maniera incisiva il servizio di accompagnamento per gli ex detenuti perché possano proseguire o cominciare eventuali percorsi di istruzione, formazione, ricerca di un lavoro o cura delle dipendenze».

Il settore dell’esecuzione penale esterna è un settore estremante ampio e complesso su cui il ministro della Giustizia Marta Cartabia ha mostrato di voler investire. Le statistiche e le analisi su questo settore hanno rilevato che i percorsi fuori dal carcere, se ben strutturati, sono più sicuri e danno risultati ben più incoraggianti di quelli svolti all’interno del carcere. In Campania e a Napoli, però, bisogna fare i conti con una serie di criticità irrisolte. Le denuncia il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello:  «L’ufficio di Napoli ha problemi antichi e radicali: primo fra tutti, la sede inadeguata per poter far lavorare tutti gli operatori e accogliere con dignità gli utenti; la carenza di personale, soprattutto nei ruoli amministrativi e di assistenti sociali; una mole di arretrati che si è determinata per molteplici fattori soprattutto legati agli avvenimenti degli ultimi anni».

Basti pensare che negli uffici di Napoli molti dipendenti sono andati in pensione e non sono stati sostituiti e i carichi di lavoro arretrati nella segreteria tecnica sono aumentati perché si contano solo tre operatori. Questi dati sono mersi durante l’incontro che il garante ha avuto con la nuova direttrice dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna di Napoli, Claudia Nannola. L’incontro è servito a fare il punto della situazione partendo da alcuni numeri: a livello nazionale, sono 103.172 le persone prese in carico dagli uffici di esecuzione penale alla data del 31 dicembre 2020, di cui 60.157 per le misure alternative e le sanzioni di comunità e 43.015 per indagini e consulenze. «In Campania – commenta Ciambriello – i numeri risultano essere cospicui a testimonianza del ruolo fondamentale degli Uffici di esecuzione penale esterna nel processo di decongestionamento delle carceri mediante un processo rieducativo che orienta e guida gli autori di reato all’interno della comunità».

Il totale dei soggetti presi in carico in Campania è di 14.952, di cui 8.426 soggetti per le misure alternative e le sanzioni di comunità e 6.626 per indagini e consulenze, dei quali 7.930 tra Napoli e provincia. «Consapevoli che gli obiettivi sono comuni, le difficoltà sono numerose e che i ruoli istituzionali sono diversi ma dialoganti e tesi alla ricerca di percorsi costruttivi e  proficui, si è fiduciosi – ha affermato nel corso della riunione la direttrice Nannola – di ritrovare, anche nella speranza di uscire dal momento più difficile della pandemia, nuove strade più incoraggianti. È in corso una riorganizzazione dell’ufficio con una più razionale gestione delle risorse umane e con l’individuazione di modelli organizzativi più efficienti. Naturalmente nessun modello, per quanto ben organizzato, può supplire alla mancanza della risorsa umana».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).