Se arriveranno i soldi dall’Europa, una parte dovrebbe essere utilizzata per rimodellare economicamente e socialmente le periferie, fra le discussioni più percorse, gli slogan più utilizzati, il ripopolamento dei borghi e delle aree interne è il progetto più in voga. «L’Italia la si rimodella sui villaggi», afferma il ministro per gli affari regionali Boccia, e Provenzano parla da tempo di un piano per il Sud che è appunto il ripopolamento, umano ed economico. Ma il borgo bisogna rammentarlo ai più: la puzza acida del sugo finto, acqua colorata con qualche cucchiaio di concentrato di pomodoro. L’odore pesante dei fagioli e il profumo ingannevole del pane appena sfornato che di buono aveva solo l’aroma ed era una cottura abbrustolita delle parti meno nobili del grano. Le pluriclassi a scuola, le corse affannose per raggiungere un ospedale sempre troppo lontano. Il borgo era soprattutto questo, e il borgo per eccellenza è stato il Sud dei paesini, e da questo si scappava, si è scappati. Dalla fame, dalle fatiche.

Il tempo ne ha offuscato il sentore vero, ha costruito un mito che risorge potente e ora, dagli architetti famosi, dagli imprenditori di successo, dalla politica del nuovo corso: in risorgenza dal covid con i soldi dell’Europa, se ne esalta il valore. È l’inumanità delle conurbazioni esagerate che spinge verso i luoghi piccoli, i concentrati di un umanesimo vago. Il villaggio è fallito quando dalla sopravvivenza si è passati al voler altro che il solo vivere, e le città erano la promessa luminosa: scuole, ospedali, cinema, teatri, lavoro meno duro. Per chi veniva da un ritenuto niente il poco era tanto. Ora da quel tanto si vorrebbe fuggire, per un salto che sa solo di buio. Ma non è la rivincita del villaggio, solo la sconfitta della città. Si materializza già da tempo, le restrizioni della pandemia l’hanno solo accelerata. Non è la grandezza il problema, anche se le dimensioni contano: il benessere, i soldi, più se ne hanno meno si sente il bisogno dell’altro.

Non è la centralità dell’uomo la soluzione, ma il suo contrario: fondare tutto sull’elemento umano, lasciare ogni elemento che non sia umano a solo contorno dell’esistenza forse è il vero errore. L’uomo padrone e non partecipe del contesto, magari è la causa scatenante della disumanità. In fondo la città è questo, il protagonismo di chi ha, di chi riesce, di chi ha successo, con una marginalizzazione cinica degli spiriti tenui, poco adeguati e competitivi. La città è un ciclo continuo di marginalizzazione, di disumanizzazione, si mette all’angolo chi non ce la fa, l’umanità diventa periferia con la centralizzazione del riuscito. E tutto va bene fino a quando la solitudine non atterrisce i più bravi.

La ricerca mitologica del villaggio è questo: spezzare l’isolamento degli adeguati, dei ricchi, di quelli che si sono tenuti per loro i soldi, il cinema, i teatri, i libri e tutte quelle cose che chi scappava dai borghi andava cercando. Ecco, forse la soluzione è anche costruire i borghi dentro le città, far rientrare i margini nel centro, trascinando dentro quella umanità di cui sono portatori. E se davvero ci si sposta verso il villaggio, non ci si può portare dietro lo spirito, e la comodità, e la concorrenzialità del cittadino, replicando in piccolo la città con la sua disumanizzazione. Nasce fra gli architetti, gli imprenditori, gli uomini di successo, il mito del borgo, senza comprendere che nel villaggio devi essere fabbro, muratore, elettricista, contadino, devi avere un tipo di sapere vasto o essere disposto ad acquisirlo. Vivere in un paese vuol dire adattarsi alle regole di una natura che a volte è madre, altre matrigna.

Se davvero arriverà un Recovery Plan a rimodellare i villaggi e le aree interne, la politica dovrà rimuovere gli inganni del tempo, l’addolcimento della nostalgia, ricordarsi e cancellare tutti quei problemi che hanno fatto scappare le persone dai luoghi piccoli e lontani, contenere dentro un villaggio i servizi, da scuola a sanità, minimi, le opportunità, la possibilità di uno spostamento rapido. Stando sempre attenti a non replicare in piccolo le città. Non sarà facile, perché vivere in un bosco non è per tutti.