Sandro Gozi è deputato del Gruppo Renew Europe al Parlamento europeo, eletto nella circoscrizione francese con la lista Renaissance promossa dal presidente francese Emmanuel Macron. Dal maggio 2021 è segretario generale del Partito Democratico Europeo.

Lei che ha seguito da vicino la campagna elettorale di Emmanuel Macron, che sensazioni ha maturato?
Dalla sera del primo turno Emmanuel Macron si è totalmente immerso in un duello prima a distanza e poi televisivo molto serrato contro Marine Le Pen. La mia sensazione è che ci sia innanzitutto un grande bisogno di informare i francesi su tutto quello che è stato fatto in questi cinque anni. Al di là dei temi polemici, ho potuto toccare con mano, nei volantinaggi o nei porta a porta, che tanti francesi non fossero proprio al corrente di varie misure prese, che fossero per la sanità, per l’occupazione o per la sicurezza ad esempio. Da una parte, perché prima tutto era coperto dalla pandemia e ora dal dibattito sulla guerra. Dall’altra parte, perché questa immagine di Macron “presidente dei ricchi”, assolutamente falsa, ha però influenzato vari elettori.

Che campagna elettorale è stata quella di Marine Le Pen e in quali settori della società francese ha più presa la destra?
La campagna di Marine Le Pen è stata caratterizzata da molti incontri nei vari territori, soprattutto nelle piccole città e nelle zone agricole, e molti meno grandi meeting elettorali. È partita già a settembre dello scorso anno. Ha fatto prova di molta pazienza e determinazione, soprattutto nella fase in cui suoi alleati storici l’hanno abbandonata per passare con Eric Zemmour e quando i sondaggi la davano sotto il 14%. Non ha mai mollato. Ha lavorato di più sui contenuti, anche se non abbastanza: il dibattito televisivo ha dimostrato di nuovo le debolezze di Le Pen e le grandi competenze di Macron. E ha cercato anche di darsi una nuova patina più moderata, nei toni anche e nei colori: tutto era molto pastello. Ma sotto, rimane un progetto reazionario e oscurantista, una regressione democratica per la Francia e per l’Europa. Sta tentando di sfruttare le difficoltà di parte della classe media, le preoccupazioni di alcuni lavoratori e le pulsioni xenofobe e islamofobe, a cui Zemmour ha dato ancora più libero sfogo.

Enrico Letta, ha affermato che più che l’Ucraina, la “grande conquista” di Vladimir Putin sarebbe la Francia, intendendo la vittoria della Le Pen.
Ma non lo scopriamo certo oggi! Le Pen è finanziata da banche russe, da anni ha stretto legami politici fortissimi con Putin. E la disinformazione russa è intervenuta in modo pesante sia durante la presidenziale del 2017 che durante la crisi dei gilet gialli. Macron lo ha giustamente ricordato a Lepen nel dibattito: “lei dipende dal suo banchiere russo”. E ha ragione. Un conto infatti è dialogare con la Russia anche nei momenti più difficili come ha fatto Macron, un altro è esserne dipendente a livello finanziario e politico come lo è Le Pen. Macron è già oggi il principale leader europeo. Una vittoria gli darebbe ancora più forza, come mai credo un presidente francese ha avuto almeno dai tempi del primo Mitterand. Macron spingerebbe nell’immediato anche per attuare rapidamente tutti gli impegni presi con la cosiddetta Bussola Strategica, a cominciare dai progetti industriali di difesa comuni e la forza di pronto intervento europea. Ma credo e spero che vorrà costruire un vero nucleo duro militare europeo assieme a Italia, Germania, Spagna e, in prospettiva, Polonia, aperto ovviamente a tutti coloro che vogliano veramente costruire il nuovo pilastro militare europeo.

Esperto di Medio Oriente e Islam segue da un quarto di secolo la politica estera italiana e in particolare tutte le vicende riguardanti il Medio Oriente.